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Motu Proprio abusi, richiamo alla responsabilità

Motu Proprio abusi, richiamo alla responsabilità

Motu Proprio abusi, richiamo alla responsabilità

“Un passo importante che consolida e amplifica la risposta della Santa Sede rispetto a questi terribili casi di abusi sessuali su minori commessi da chierici”. Così, p. Hans Zollner sj, preside dell'Istituto di Psicologia della Pontificia Università Gregoriana e membro della Commissione pontificia per la tutela dei minori, commenta la pubblicazione del Motu Proprio “Come una madre amorevole” di Papa Francesco che stabilisce la rimozione dall’incarico dei vescovi ‘negligenti’ riguardo ad abusi sessuali su minori.

Norme ribadite e sottolineate

“Il Motu Proprio ribadisce le norme che sono state già stabilite dal diritto canonico ma le sottolinea e ne evidenzia l’applicabilità”, spiega Zollner. “Si rivolge, infatti, con chiarezza ai vescovi e ai superiori maggiori delle congregazioni religiose, invitandoli a fare tutto ciò che possono affinché gli abusi non accadano e gli abusatori siano consegnati alla giustizia con un processo dovuto, sia da parte delle autorità ecclesiastiche che da quelle civili”.

La responsabilità dei vescovi

“La richiesta di questo documento papale – spiega Zollner – proviene dalla Commissione pontificia per la tutela dei minori. Infatti, fin dall’inizio del loro lavoro, i membri della Commissione avevano sottolineato l’importanza di questo tema. È infatti una delle questioni più scottanti e, soprattutto in ambito anglosassone, stabilire la responsabilità dei vescovi viene percepito come un elemento  chiave per dimostrare l’intenzione chiara e decisa della Chiesa di combattere il male che proviene da questi atti orrendi”. “La Commissione – spiega Zollner – ha infatti discusso e poi presentato al Santo Padre le nostre proposte al riguardo e ha anche promosso la riflessione giuridica sul legame tra la giurisprudenza su questi casi nei vari Stati e il diritto canonico. Lo consideriamo un passo incoraggiante per ribadire ed enfatizzare il principio della responsabilità che hanno gli ordinati, i vescovi e i superiori maggiori, di eseguire ciò che la norma canonica prescrive”.

Provvedimento coraggioso che aiuta le comunità

“Come vescovo diocesano considero questo Motu Proprio del Papa un provvedimento coraggioso che ci dà grande serenità”. Ad affermarlo è mons. Charles J. Scicluna, arcicescovo metropolita di Malta e presidente del Collegio per l'esame dei ricorsi presso la Congregazione per la dottrina della fede. “Non solo – spiega - ci invita alla diligenza e alla responsabilità nel nostro ministero pastorale, ma ci dà anche la garanzia di una procedura in caso di denunce per mancata assolvenza della diligenza nel nostro ministero. È infatti prevista una investigazione e poi la decisione di un apposito Collegio di giuristi. È una parola di responsabilità ma anche una parola con cui il Papa vuole essere molto vicino alle comunità nel caso in cui alcune cose non vengano rispettate”.

Servi, non ‘principi’

“Nella storia dell’impegno della Santa Sede contro gli abusi – aggiunge Scicluna - è una tappa che dice una parola molto forte sulla corresponsabilità e richiama in particolare noi vescovi alle esigenze della protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili. È parte essenziale del ministero del pastore tutelare il gregge ma anche essere responsabile nei confronti del Signore e della comunità”. “Questo Motu Proprio – conclude l’arcivescovo di Malta - ricorda a noi presuli che siamo servi della comunità e non ‘principi’ della diocesi. Abbiamo doveri e responsabilità e dobbiamo essere sempre pronti a risponderne davanti a chi di dovere”.


(Fabio Colagrande)