2016-06-26 07:27:00

Divina Liturgia a Etchmiadzin: Papa invoca la piena unità


Un anelito forte all’unità in nome della luce dell’amore che perdona e riconcilia. Il Papa, nell’ultimo giorno in Armenia, ritorna sul tema dell’ecumenismo nel suo discorso durante la partecipazione, stamattina ad Etchmiadzin, alla Divina Liturgia, in rito armeno, presieduta dal Catholicos, Karekin II, guida della Chiesa Apostolica. Papa Francesco ha partecipato alla Liturgia indossando una stola di Benedetto XVI.  Il servizio del nostro inviato in Armenia, Giancarlo La Vella:

Una celebrazione intensa, ricca di musiche e canti, come nella tradizione delle Chiese orientali. Il Papa nel suo discorso si è rivolto fraternamente a Karekin II. “In questi giorni abbiamo sperimentato – dice Francesco – come è bello e come è dolce che i fratelli vivano insieme”, attraverso la condivisione di doni, speranze e preoccupazioni della Chiesa di Cristo, che crediamo e sentiamo una. Concetti che il Santo Padre esprime, citando l’apostolo Paolo:

“Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.

In questo momento gli apostoli Bartolomeo e Taddeo, che proclamarono per la prima volta il Vangelo in queste terre, e i santi Pietro e Paolo, che diedero la vita per il Signore a Roma, si rallegrano – sottolinea Francesco – nel vedere il nostro affetto e la nostra aspirazione concreta alla piena comunione. Poi l’invocazione allo Spirito Santo, affinché venga a rifondarci nell’unità e, attraverso l’effusone del fuoco di amore e unità, sciolga i motivi dello scandalo dovuto alla mancanza di unità tra i discepoli di Cristo.

“In tutti sorga un forte anelito all’unità, a un’unità che non deve essere né sottomissione l’uno dell’altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza realizzato da Cristo Signore per mezzo dello Spirito Santo”.

Infine, l’esortazione di Francesco a rivolgere lo sguardo alle sofferenze del mondo:

“Accogliamo il richiamo dei santi, ascoltiamo la voce degli umili e dei poveri, delle tante vittime dell’odio, che hanno sofferto e sacrificato la vita per la fede; tendiamo l’orecchio alle giovani generazioni, che implorano un futuro libero dalle divisioni del passato”.

Anche Karekin ispira la sua omelia agli auspici di unità, riconoscendo gli sforzi di Francesco verso la pace e la prosperità dell'umanità e verso il progresso della Chiesa di Cristo. Poi la richiesta al Papa di pregare per la Nazione e la Chiesa armene. E, prima del fraterno abbraccio finale e della benedizione dell'assemblea, da Francesco ancora un’accorata richiesta di impegno verso la comunione:

“Santità, in nome di Dio, Vi chiedo di benedirmi, di benedire me e la Chiesa Cattolica, di benedire questa nostra corsa verso la piena unità”.

Questa mattina la terza è ultima giornata del Papa in Armenia era iniziata con la celebrazione della Messa nella Cappella allestita per l'occasione nella residenza papale presso il Palazzo Apostolico di Etchmiadzin. Hanno concelebrato con Francesco il nunzio apostolico mons. Marek Solczynski e il segretario della nunziatura. Subito dopo la Messa, nella sala d'ingresso della stessa residenza, il Papa si è intrattenuto informalmente con i 14 vescovi armeni cattolici, alla presenza dei circa 12 sacerdoti che svolgono il loro ministero nel Paese. Quindi, il trasferimento al Piazzale di San Tiridate ad Etchmiadzin dove il Papa ha partecipato alla Divina Liturgia.








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