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Don Falabretti: Gmg nel Giubileo, evento forte per i giovani

Conto alla rovescia per la GMG - RV

Conto alla rovescia per la GMG - RV

Conto alla rovescia per la Gmg di Cracovia dove sono attesi centinaia di migliaia di ragazzi da tutto il mondo. Nell’udienza generale di mercoledì scorso, Francesco ha chiesto di “continuare a pregare” per “i giovani che in Polonia e in tutto il mondo cristiano si stanno preparando” per l’imminente Giornata Mondiale della Gioventù. Proprio sul cammino di preparazione alla Gmg, Alessandro Gisotti  ha intervistato don Michele Falabretti, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Cei:

R. – Oggi dire ad un giovane: “Vieni alla Gmg”, significa anche mettere in conto di dovergli spiegare cosa si va a fare ad una Gmg, chi è il Papa, perché convoca a fare che cosa, che cosa significa ritrovarsi a fare un pellegrinaggio attorno alla Croce, a condividere la fede in una dimensione internazionale! Sono tutte questioni davvero grandi, forti, che in fondo chiedono agli adulti di ridare a se stessi, prima che ai giovani, le ragioni del credere. E perché questo possa accadere - noi stiamo insistendo molto - è necessario che la Gmg sia un cammino lungo, fatto di preparazione, di evento vissuto e alla fine di un ritorno, di un rientro nella quotidianità che è lo spazio della vita. Non dobbiamo dimenticare che la vita non è nella Gmg, la vita è a casa!

D. - La Gmg di quest’anno, un po’ come la Gmg del 2000, avviene in un anno giubilare, quindi si carica anche di un significato particolare. C’è poi il legame tra Papa Francesco e la Misericordia e i giovani …

R .- Forse nessuno ricorda più che la parola “misericordia” era comunque già stata scelta come tema di questa Gmg, per il luogo - Cracovia - la storia, il Santuario della Misericordia … Il fatto che dopo l’annuncio della Gmg sia arrivato anche l’annuncio di un Anno Santo sulla Misericordia, ha messo insieme due fatti complementari, però questi due eventi si richiamano in modo forte: vivere una Gmg durante un Giubileo ha un sapore molto particolare.

D. - Cracovia rimanda immediatamente a Karol Wojtyla. Molti giovani conosceranno in un modo più concreto Giovanni Paolo II che è stato proprio l’ideatore delle Gmg. Questo è significativo anche per chi è un po’ più grande ed ha conosciuto Giovanni Paolo II e, forse, si è innamorato anche della Chiesa grazie a lui …

R. - Credo che le lei abbia detto bene. Uso un’immagine per spiegarmi: Giovanni Paolo II per chi è più adulto è ancora una fotografia a colori, per i ragazzi di oggi – diciamo quelli dai 20 anni in giù – Giovanni Paolo II è una fotografia in bianco e nero. È come se questa immagine che è un po’ nella mente, nel cuore di tutti, adesso diventasse una fotografia a colori perché, effettivamente, tornare in Polonia, tornare a Cracovia, significa toccare con mano la sua vicenda e la sua vita di uomo, di prete, di cristiano, di vescovo, di Papa! Quella che poteva essere una fotografia sbiadita, a Cracovia diventerà una presenza viva e un’immagine di uomo ravvivata e a colori. Sarà l’occasione – questo mi sembra importante ricordarlo – per i giovani per riscoprire anche un pezzo di storia della Chiesa che magari abbiamo bisogno di elaborare ancora, perché 27 anni di Pontificato sono comunque un tempo molto significativo nella storia della Chiesa.

D. - Negli anni, nelle Gmg, si è anche consolidata l’esperienza di “Casa Italia”. Ci saranno delle caratteristiche particolari di questo grande spazio di incontro rispetto alle Gmg precedenti?

R. - Durante le Gmg precedenti, "Casa Italia" è stata soprattutto un luogo di servizio per i responsabili, per gli accompagnatori, per gli incaricati. Oggi “Casa Italia” prova ad aprire a Cracovia con una filosofia un po’ diversa: vorremmo che fosse un luogo di incontro, perché gli spazi più grandi di “Casa Italia” saranno proprio quelli esterni. C’è un grande parco, c’è un piazzale con una serie di cose a disposizione, ma la cosa che ci sta più a cuore è la possibilità che i giovani non solo sostino e trovino qualcosa di cui hanno bisogno, ma possano provare una possibilità di sedersi, di parlarsi e di incontrarsi.