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Parlamento europeo: cristiani in Medio Oriente rischiano estinzione

Il campo profughi dei cristiani di Mosul a Qaraqosh, nel nord dell'Iraq - EPA

Il campo profughi dei cristiani di Mosul a Qaraqosh, nel nord dell'Iraq - EPA

I cristiani si stanno estinguendo in Iraq e Siria e rimangono la minoranza religiosa più perseguitata al mondo. Queste alcune delle conclusioni del Rapporto sulla libertà di religione nel mondo, pubblicato dal Parlamento europeo. I Paesi in cui le minoranze religiose sono perseguitate sono 53, con situazioni particolarmente critiche in Medio Oriente, Pakistan e Nigeria. L'Unione Europea - si afferma - fa troppo poco. Il servizio di Michele Raviart:

L’arrivo dello Stato Islamico tra Siria e Iraq rischia di far scomparire le comunità cristiane che vivono in quelle zone da più di duemila anni. Un allarme lanciato questa volta dal Parlamento Europeo, che sottolinea le conversioni forzate all’Islam in Iraq, dove il numero dei cristiani è crollato da un milione e duecentomila negli anni ’90, a poco più di 250 mila nel 2015. Analoga sorte in Siria dove dai 2 milioni di cristiani nel 2011 si è passati a una stima che va  tra le 600 mila e le 900 mila persone, con l’emblematico caso di Aleppo, dove rimangono 60 mila cristiani degli oltre 400 mila che lì vivano prima della guerra. Una persecuzione sistematica che coinvolge anche yazidi e altre minoranze musulmane.

In Pakistan è ricordato l’abuso della legge sulla blasfemia, che può arrivare a prevedere la pena di morte per chi diffama Maometto. Il caso più noto è quello della cristiana Asia Bibi, in carcere dal 2009, ma solo nello scorso anno sono state cinque le persone condannate in base a questa legge. Norme ancora più severe sono in vigore in Arabia Saudita, dove per il Rapporto ci sono “le più gravi violazioni della libertà religiosa nel mondo” e si può morire per apostasia, blasfemia e “stregoneria”. In Iran i cristiani in prigione sono oltre 90 e sono spesso aggrediti.

In Africa critica è la situazione in Repubblica Centrafricana, dove le milizie a maggioranza musulmana Seleka hanno ucciso tra gennaio e aprile 2015 oltre 1200 cristiani. Oltre 35 mila, invece, i civili musulmani intrappolati nelle zone controllate dalle milizie cristiane anti-Balaka. In Sudan e in Nigeria, dove in 12 Stati del Nord è in vigore la sharia, i non musulmani rischiano fustigazione e amputazioni, mentre nel 2016 sono stati uccisi 4 mila cristiani e attaccate 198 chiese. Ma perché i cristiani sono così presi di mira? Ascoltiamo Marta Petrosillo, portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre-Italia:

R. – Vi sono diversi motivi. Innanzitutto perché, come nel caso mediorientale, i cristiani sono una minoranza in Paesi in cui sono in atto dei disordini e anche dei tentativi, da parte della religione di maggioranza, di creare Stati ad un'unica religione. Quindi, nel caso ad esempio del sedicente Stato islamico, c’è un’imposizione diretta contro tutti i non musulmani. Ma, in generale, i cristiani sono non soltanto perseguitati, ma anche discriminati a livello legale: in tante Costituzioni vi sono delle chiare discriminazioni nei confronti dei non musulmani. Abbiamo visto il tentativo di imposizione da parte dei fondamentalismi: penso non soltanto a quello islamico, ma anche ad esempio a quello induista in India o a quello buddista, che in Sri Lanka e in Myanmar sta gravemente colpendo la comunità cristiana. Quindi vi sono davvero diversi fattori, inclusa l’indole pacifica dei cristiani, per cui la comunità risulta essere, e sempre di più, quella maggiormente perseguitata.

D. – Quest’ultimo Rapporto del Parlamento europeo accusa le istituzioni europee di fare troppo poco per proteggere i cristiani: qual è la situazione per quanto riguarda proprio la protezione internazionale delle minoranze cristiane e delle altre minoranze religiose?

R. – C’è un chiaro ritardo nelle varie azioni che sono state poste in essere a difesa dei cristiani. In realtà, da parte dell’Unione Europea c’è movimento: è stato da poco nominato un inviato per la libertà religiosa, che, per quanto non riferisca direttamente alla Commissione Esteri del Parlamento europeo - cosa che sarebbe stato quantomeno auspicabile - rappresenta sicuramente un segno e un passo in avanti per il rispetto di questo fondamentale diritto da parte dell’Unione europea. E lo scorso febbraio c’è stato anche il riconoscimento del genocidio perpetrato dall’Is ai danni delle minoranze religiose in Iraq e Siria: questo sicuramente rappresenta un altro passo avanti molto importante da parte dell’Unione europea. Ovviamente tutto ciò non basta, ma servono anche ulteriori provvedimenti sempre più concreti.