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Parolin consacra vescovo il nuovo nunzio in Bielorussia

La consacrazione episcopale del nunzio apostolico in Bielorussia, mons. Gábor Pintér - RV

La consacrazione episcopale del nunzio apostolico in Bielorussia, mons. Gábor Pintér - RV

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha presieduto ieri  la Messa, nella Cattedrale di Vac, in occasione della consacrazione episcopale  del nuovo nunzio apostolico in Bielorussia, mons. Gábor Pintér, ungherese. Era presente anche il card. Péter Erdö, arcivescovo di Budapest e Primate di Ungheria. Nell’omelia, il cardinale Parolin ha ricordato che uno dei compiti del nunzio è quello di essere “segno di speranza e di unità, un richiamo alla collaborazione tra tutti gli uomini di buona volontà, al rispetto dei fondamentali diritti dell’uomo, tra i quali quello alla libertà religiosa”.

“Rappresentando il Papa – ha detto - non potrai che servire quella giustizia che comprende in sé la misericordia, la capacità di rimarginare le ferite del passato, per dare credibile speranza al futuro. Una giustizia che comporta reciproco perdono, proiezione verso il futuro, volontà di inclusione e un impegno senza tentennamenti a favore del bene comune, in modo da fermare i violenti e i seminatori di discordie”.

In Bielorussia – ha detto il porporato – c’è “una comunità cattolica vivace e fervente, che testimonia con gioia la sua devozione e la sua fede”. “Avrai inoltre l’occasione – ha aggiunto - di impegnarti per la costruzione di fraterne relazioni con la comunità ortodossa, favorendo una testimonianza univoca di tutti i cristiani sui fondamentali valori dell’esistenza e rendendo sempre più fruttuoso il cammino ecumenico. Nel medesimo tempo, la tua presenza e la tua prudente azione saranno un valido incentivo per una maggiore apertura della Bielorussia verso gli altri Paesi e di questi ultimi verso la Bielorussia”.

“Come Rappresentante della Santa Sede - ha concluso - sarai mediatore di pace e di giustizia, cercando di far prevalere le ragioni del diritto e del bene, ricordando che la disponibilità a concludere onorevoli accordi sulla base della reciproca rinuncia a una parte delle proprie esigenze, non è segno di debolezza, ma di saggezza e di forza”.