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Al via il sostegno per l'inclusione attiva per le famiglie povere

Da settembre, circa 200 mila famiglie indigenti potranno beneficiare del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva - ANSA

Da settembre, circa 200 mila famiglie indigenti potranno beneficiare del Sia, il sostegno per l’inclusione attiva - ANSA

Dal prossimo settembre, circa 200 mila famiglie indigenti italiane potranno beneficiare del Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva, presentato  in questi giorni dal Ministero per il lavoro, che prevede un sostegno economico, accompagnato da un percorso di reinserimento lavorativo. Il provvedimento, partirà in via sperimentale in 12 città, per poi essere esteso in tutto il territorio, in attesa che si completi l’iter parlamentare della legge delega di contrasto alla povertà . Ascoltiamo il servizio di Marina Tomarro:

Una boccata di ossigeno per quasi un milione di poveri in Italia, metà dei quali minorenni. Questo dovrebbe essere il Sostegno per l’inclusione attiva. Si parte con un aiuto medio di 320 euro a famiglia, che può arrivare anche a 400 per quelle numerose, “Anche se, come ha spiegato il ministro Giuliano Poletti, l’obiettivo è un raddoppio del budget per il 2017”. Il sussidio sarà caricato su una carta di pagamento elettronica e potrà essere usato sia per la spesa di beni di prima necessità sia per il pagamento delle bollette. Ascoltiamo il presidente delle Acli, le associazioni cristiane dei lavoratori italiani, Roberto Rossini:

R. - È un passo straordinariamente importante. Se tutto fosse già a regime potremmo anche definirlo storico nel senso che l’Italia è tra pochissimi Stati a livello di Unione Europea che non dispongono ancora di una misura strutturale contro la povertà. Il Sia, che era già stato impostato nel precedente governo trova oggi un’effettiva applicazione ed è però una misura ponte perché poi entrerà in vigore quello che noi auspichiamo da tanti anni: il reddito di inclusione. Questo è un piano strutturale, duraturo contro la povertà assoluta. Quindi ci stiamo avvicinando ad una misura che diventa strutturale, un vero e proprio piano che permetterà di intervenire sulle situazioni di povertà più difficili: quelle della povertà assoluta.

D. - Questo provvedimento abbraccia circa un milione di poveri. Ma perché ci sono così tante famiglie in difficoltà, bisognose di avere un aiuto dallo Stato?

R. - L’Istat la scorsa settimana ha pubblicato i dati: purtroppo la situazione non è brillante né al Sud, dove tradizionalmente si scoprivano situazioni di fragilità dovute alla scarsità del lavoro, né al Nord. Il dato di fatto è che oltre ad un problema di lavoro si aggiungono altri fenomeni che hanno a che fare con la vita: la malattia, la perdita del posto di lavoro, vivere una separazione, la povertà di relazioni sociali, … Non è un fatto strano perché nel momento del bisogno le persone si aiutano. Se ci si trova in una situazione di solitudine è evidente che anche questo diventa un elemento di povertà. Allora si può intervenire sulle cause che provocano queste situazioni, tanto è vero che nel reddito di inclusione sono previste due gambe: la prima è quella del sostegno economico e la seconda è quella della costruzione di un sistema di welfare locale che dovrebbe permettere alla persona di rimuovere la cause vere e proprie.

D. - Il Sia va ad aiutare le famiglie in grave difficoltà. Ma quali dovrebbero essere i provvedimenti per aiutare le famiglie che vivono nella normalità?

R. - Questa è un’altra questione, nel senso che il Sia rappresenta il reddito di inclusione che si rivolge a quella povertà abbastanza significativa, quella assoluta. Poi ci sono una serie di situazioni borderline, cioè che sono al limite della fragilità, dove basta una spesa in più … Questa è un’altra questione legata alla povertà più relativa dove magari ci sono famiglie che dispongono degli strumenti per sopravvivere ma hanno un tenore di vita bassissimo. Qui bisogna tenere conto delle varie aree geografiche perché, evidentemente, essere poveri al Sud è una cosa ed essere poveri al Nord può essere una situazione abbastanza diversa. Come Acli da anni sosteniamo che è importante fare una riflessione sul tema della famiglia, perché questa diventa una questione strutturale di vita del Paese. Le faccio un esempio: i dati dell’Istat della scorsa settimana ci dicono che nelle famiglie dove c’è la presenza di un anziano c’è paradossalmente meno povertà di quelle dove c’è la presenza di più minori. Questo perché, nonostante la penuria di alcuni trasferimenti pensionistici, comunque avere una pensione è già un fatto. Quindi è ovvio che aldilà della povertà assoluta a cui si rivolge sia il Sia sia il reddito di inclusione poi c’è tutto l’ambito delle politiche famigliari.