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Giovani musulmani d'Italia: rinnovare l'islam nel linguaggio

Gente di fronte a moschea Sotteville-les-Rouen - AFP

Gente di fronte a moschea Sotteville-les-Rouen - AFP

"Il lavoro che facciamo quotidianamente con i giovani è quello che deve disinnescare episodi tragici come l'uccisione di padre Jacques a Rouen". Ai nostri microfoni Abdallah Kabakebbji, medico di origini siriane, vive a Milano, co-fondatore dell’associazione Giovani musulmani d’Italia, si occupa di formazione di ragazzi tra i 15 e i 25 anni. "Noi non chiediamo ai giovani musulmani di aderire alle società occidentali in virtù di un islam attenuato; tutt'altro, chiediamo una religiosità ancora più consapevole del fatto che proprio la convivenza nel rispetto della diversità è volontà di Dio e che chiunque va contro questa realizzazione della civiltà è anche nemico di Dio".

Bisogna rifondare qualcosa nell'islam? "Un messaggio religioso è sempre qualcosa che si rinnova. Anche l'islam ha un suo Dna che va espletato secondo i tempi e i modi in cui viene vissuto. C'è di sicuro da fare una revisione del linguaggio e da riprendere quella tradizione di convivenza che c'è stata in quattordici secoli per capire che anch'essa fa parte profondamente della storia dell'islam. E soprattutto bisogna capire che il dialogo interreligioso è un aspetto essenziale di questo motore".


(Antonella Palermo)