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Conferenza Istituti secolari. Braz de Aviz: semi di Vangelo nel mondo

Il card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica - OSS_ROM

Il card. João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica - OSS_ROM

Si apre questa domenica a Roma, presso il Salesianum, l’Assemblea generale della Conferenza mondiale degli Istituti secolari. Due i temi principali: la formazione e l’identità. Oltre 140 i partecipanti provenienti da tutto il mondo. Ad aprire i lavori sarà il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica. Federico Piana lo ha intervistato:

R. – Prima di tutto noi pensiamo a questo aspetto: la formazione, soprattutto per essere discepoli di Gesù, poi essere veramente fedeli al carisma ed essere inseriti nel contesto della cultura attuale. Questo si fa soprattutto rivedendo il primo sguardo di Gesù verso di noi quando ci ha chiamato alla nostra vocazione. Allora questo aspetto è importante. Secondo aspetto della formazione: la vita fraterna che è fondamentale per la comunità anche per coloro che hanno una vocazione che non implica un legame di vita comunitaria come il caso degli istituti secolari. Il terzo aspetto della formazione: tutta la questione dell’autorità e dell’uso dei beni, che per noi è una visione soprattutto di servizio e di comunione dei beni. In questo senso allora riprendere queste strade nella formazione è importante. Altro aspetto sul quale insistono molto  - ed hanno ragione – poggiati sulle parole di Papa Francesco, è la questione dell’identità degli istituti secolari che è di tipo secolare, cioè la consacrazione in mezzo al mondo. È una consacrazione, a volte, fatta insieme, altre volte da soli, nella specificità delle varie vocazioni, nel lavoro normale, però in mezzo al mondo, cioè come un fermento, come qualcosa che dovrà dall’interno muovere questo seme del Vangelo che fa crescere la società. Mi sembra che questa sia un’assemblea veramente importante.

D. - Tra i temi che verranno discussi c’è la laicità come luogo naturale per la formazione…

R. – Certo, perché il loro luogo di realizzazione della vocazione non è inserito in una struttura clericale o di congregazione, ma nella vita normale della famiglia e del mondo.

D. – Al centro dell’assemblea anche la riscoperta del valore di una vocazione evangelica che non cerca visibilità o efficienza …

R. - Qui possiamo ricordare una parola degli ultimi Papi, anche di Papa Francesco: noi non imponiamo l’evangelizzazione a nessuno; noi possiamo solo testimoniare la vita cristiana e la vita cristiana vissuta diventa attraente, attrae le persone. In questo senso anche per gli istituti secolari questo è il punto che farà la differenza, cioè la testimonianza vera della Sequela Christi e della sequela della propria consacrazione.

D. - Durante questi lavori si avrà la possibilità di una riflessione pin vista del 70.mo anniversario della Provida Mater Ecclesia, la Costituzione Apostolica degli istituti secolari firmata da Pio XII nel 1947. Che riflessione si potrà fare su questo documento?

R. - Io penso che si riprenderà soprattutto la novità di questa vocazione perché era proprio in quel periodo con Pio XII che è venuto più in evidenza questo tipo di consacrazione laicale inserita nel mondo e anche a livello individuale. Questa è una novità che è venuta fuori in quel momento. Prima c’erano state alcune esperienze anche dei santi in questa direzione, però lì si era consolidata veramente questa novità. Partendo allora dalla Provida Mater si potrà passare a al nostro contesto attuale, ovviamente diverso, sono passati 70 anni, e si potrà approfondire questa identità secolare e questa Sequela Christi nel mondo.