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Terremoto in Italia. Il Papa rinvia catechesi e prega Rosario per le vittime

Il Papa in Piazza San Pietro - AP

Il Papa in Piazza San Pietro - AP

Da Piazza San Pietro, il Papa ha espresso il suo dolore e la sua vicinanza alle popolazioni colpite dal forte terremoto che questa notte ha scosso il Centro Italia, in particolare la zona al confine fra Lazio, Marche ed Umbria con epicentro ad Accumoli. Si contano decine di morti e si scava ancora fra la macerie alla ricerca di superstiti. Di fronte a questa tragedia, Francesco ha rinviato la consueta catechesi del mercoledì per pregare il Rosario con i pellegrini presenti. Le sue parole nel servizio di Debora Donnini:

“Dinanzi alla notizia del terremoto che ha colpito il centro d’Italia, devastando intere zone e lasciando morti e feriti, non posso non esprimere il mio grande dolore e la mia vicinanza a tutte le persone presenti nei luoghi colpiti dalle scosse, a tutte le persone che hanno perso i loro cari e a quelle che ancora si sentono scosse dalla paura e dal terrore”.

Francesco ha voluto esprimere con forza il suo abbraccio e quello della Chiesa alle persone colpite dal sisma, sia con le sue parole in Piazza San Pietro sia con un tweet, e ha deciso di rimandare alla prossima settimana la catechesi prevista per l’udienza generale di questo mercoledì, che doveva essere dedicata alla vicinanza di Gesù:

“Sentire il sindaco di Amatrice dire: ‘Il paese non c’è più’ e sapere che tra i morti ci sono anche i bambini, mi commuove davvero tanto”.

Il Papa, visibilmente commosso, pensa alla commozione di Gesù davanti al dolore umano. E di fronte al dolore chiede di unirsi a Lui nella preghiera affinché Gesù “consoli questi cuori addolorati e doni loro la pace”:

“E per questo voglio assicurare a tutte queste persone nei pressi di Accumoli, Amatrice o altrove, nella diocesi di Rieti, di Ascoli Piceno e le altre in tutto il Lazio e l’Umbria e nelle Marche, la preghiera e dire loro di essere sicure della carezza e dell’abbraccio di tutta la Chiesa che in questo momento desidera stringervi con il suo amore materno, anche del nostro abbraccio, qui, in piazza”.

Francesco non dimentica di ringraziare quanti in queste ore si stanno spendendo per aiutare  le popolazioni colpite: tutti i volontari e gli operatori della Protezione civile. Invita, quindi, i fedeli alla preghiera del Rosario, che viene recitato in Piazza San Pietro con i misteri dolorosi e non gloriosi nonostante sia mercoledì. E conclude chiedendo ancora una volta unione: “Lasciamoci commuovere con Gesù”.

I fedeli in Piazza San Pietro hanno molto apprezzato la scelta del Papa di recitare il Rosario per le popolazioni colpite dal terremoto. Ascoltiamo alcuni commenti raccolti da Marina Tomarro:

R. –  È il segno della presenza di un Papa che è molto vicino alle sofferenze della gente. E credo che questa sia l’incarnazione più bella del Giubileo della Misericordia: il Papa che è vicino alle vicissitudini delle persone e della storia.

D. – Ma in che modo si cerca anche di capire un dolore così grande come quello di un terremoto che va a colpire tante persone?

R. – Credo che l’aver pregato i misteri del dolore sia stato per il Papa anche l’aprire uno squarcio verso la Risurrezione e la speranza. Perché lo sappiamo: non tutto termina e cessa con il mistero della morte.

R. - È stato un gesto di affetto verso quelle popolazioni colpite dal terremoto, e di affidamento alla Madonna di tutte quelle famiglie e quelle persone che stanno soffrendo. Questo è proprio il senso materno della Chiesa, che vuole essere vicina a quelle popolazioni.

R. - Per me è una saggia decisione che il Santo Padre ha preso, proprio perché, in questo momento difficile per tutte le persone coinvolte nel terremoto, credo che sia più importante la preghiera per tutti coloro che sono morti, che in questo momento si trovano in ospedale o che sono rimasti senza nulla.

R. - È stata una cosa molto spontanea. Mi ha colpito la sua semplicità, il suo andare incontro alle persone che stanno soffrendo. E anche noi qui siamo uniti e vicini alle persone colpite.

R. - È stato un bel segno: la Chiesa è vicina alle sofferenze della gente. Noi stessi abbiamo vissuto il terremoto: alloggiamo in un ostello in provincia di Rieti, abbiamo sentito la scossa di questa notte, e quindi possiamo comprendere quello che hanno vissuto le persone che si trovavano proprio nei luoghi dell’epicentro, e che magari hanno perso qualche familiare”

R. - Quella del Papa è una scelta profetica, di fede. La preghiera è l’atto di fede più grande del cristiano: affidarsi a Dio, che solo può alleviare il dolore degli uomini. Dio fa proprio il dolore umano: il dolore umano è il dolore di Dio”

D. – Padre, lei accompagna un gruppo di pellegrini e questa notte eravate proprio lì. Cosa ci può raccontare di quei momenti? Cosa avete vissuto?

R. – Paura. D’istinto, siamo usciti fuori. La prima cosa che abbiamo fatto è stata pregare e affidarci al Signore. Il veder passare di continuo ambulanze, mezzi della polizia e carabinieri, ha creato un po’ di ansia, ma chi è con Dio non ha nulla da temere. Preghiamo per le popolazioni colpite.