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Giornata contro i test nucleari: oltre 2300 dal 1945

Test nucleare francese nell'Atollo di Mururoa, nel Pacifico (1971) - AFP

Test nucleare francese nell'Atollo di Mururoa, nel Pacifico (1971) - AFP

Ricorre il 29 agosto la Giornata internazionale contro i test nucleari, come proclamato dall'Onu con una Risoluzione del 2 dicembre 2009. L’obiettivo, si legge in una nota, è di promuovere il principio che “ogni sforzo dovrebbe essere fatto per porre fine ai test nucleari e sventarne così gli effetti devastanti sulle vite della gente”. Il Trattato di bando complessivo dei test nucleari (CTBT) è stato adottato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 settembre 1996, ma non è ancora entrato in vigore, per mancanza del numero minimo di ratifiche previsto dal trattato stesso. Non lo hanno ancora ratificato Stati Uniti, Cina, Egitto, Iran, Israele; tre non lo hanno mai firmato: Corea del Nord, India e Pakistan. Dal 1945 ad oggi sarebbero stati compiuti oltre 2300 test nucleari, nell'atmosfera, sotterranei o negli oceani: gli Usa oltre 1100, l’Unione Sovietica-Russia oltre 900, la Francia oltre 200, la Cina una cinquantina, il Regno Unito oltre 40. Dopo il 1996 hanno effettuato test nucleari India e Pakistan. Israele non ha condotto test nucleari ufficiali. Ad oggi solo la Corea del Nord effettuerebbe esperimenti atomici. I danni all’ambiente e alla salute umana sono considerati ingenti. Michele Ungolo ne ha parlato con il profFabrizio Battistelli, presidente  e  cofondatore dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo:

R. – Mentre i test sotterranei caratterizzati da forti misure di prevenzione sono dal punto di vista teorico possibili, il Trattato di non proliferazione prescrive a tutti, a cominciare proprio dalle grandi potenze, di procedere più che all’ampliamento e perfezionamento dei sistemi nucleari al loro progressivo smantellamento. Quindi il fatto che Stati Uniti e Russia prima di tutti, in parte anche la Cina e altri, continuino ad operare in questo senso anziché precedere nella riduzione delle testate nucleari, rende più difficile poi chiedere ai Paesi non nucleari di evitare di dotarsi di una tecnologia di questo tipo.

D. - Quale impatto possono avere questi test sull’ambiente, ma anche sul genere umano?

R. - I test anche se apparentemente legali, perché condotti in condizioni di relativa sicurezza - per esempio nella profondità terrestre quindi sotterranei - tuttavia comunque possono sempre dare vita a dispersioni di radioattività e - augurandoci che non accada nulla del genere -  dare vita ad incidenti. In ogni caso costituiscono un gigantesco falò di risorse nel momento in cui continua la tecnologia nucleare bellica in genere ad essere alimentata da spese tutt’ora enormi.

D. - La Corea del Nord non tiene conto delle restrizioni imposte dalle Nazioni Unite …

R. - Veramente è una vera e propria politica della provocazione quella di Kim Jong-un, che così ha guadagnato l’isolamento totale del suo Paese a livello internazionale e anche una certa freddezza del suo principale sponsor che resta la Cina. Si muove con questo atteggiamento provocatorio per evidenti motivi di politica interna di rafforzamento del regime dittatoriale, però è un gioco estremamente pericoloso. Lanciare, per esempio, un vettore, quindi non dotato di alcun ordigno nucleare, cioè un missile, in direzione del Giappone, è un avvertimento lanciato dal dittatore nei confronti della Corea del Sud e soprattutto degli Stati Uniti, due Paesi che insieme recentemente hanno compiuto una delle classiche esercitazioni militari che di quando in quando vedono impegnate truppe americane nella Corea del Sud.

D. - Quanto siamo lontani dall’abolizione delle armi nucleari?

R. - La possibilità di abolire il nucleare è purtroppo abbastanza remota, nel senso che una tecnologia militare avanzata, una volta messa a punto, difficilmente si riesce ad eliminare per sempre; è un po’ come il genio che è quasi impossibile ricacciare nella lampada. Detto questo non bisogna smettere di monitorare qualunque forma di proliferazione nucleare orizzontale - cioè da parte di Paesi che non hanno neanche il diritto formale delle Nazioni Unite che è riconosciuto ai cinque Paesi del Consiglio di Sicurezza - e contemporaneamente è necessario impedire la proliferazione verticale consistente nell’affinamento e la sofisticazione crescente dei sistemi nucleari sia a livello di testate sia soprattutto a livello di vettori. Le grandi potenze invece non cessano di seguire e alimentare una corsa agli armamenti sul piano non tanto del numero delle testate o della loro potenza, quanto piuttosto nella loro sofisticazione tecnologica.