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Iraq, Hrw: Kurdistan, milizie reclutano bambini in campi sfollati

Campo profughi vicino Mosul - EPA

Campo profughi vicino Mosul - EPA

La situazione in Siria rischia di “infiammarsi” in modo generalizzato a causa degli “interventi multipli e contraddittori” di Russia e Turchia. Così il Presidente francese Francois Hollande. Intervenendo all'Eliseo alla riunione degli ambasciatori, Hollande ha sottolineato in particolare la minaccia rappresentata dall'azione turca contro le milizie curde dell'Ypg. L'Associated Press dà intanto notizia di oltre 70 fosse comuni con migliaia di corpi in Siria e Iraq, mentre Human Rights Watch (Hrw) denuncia che milizie del Kurdistan iracheno si starebbero preparando alla battaglia contro il sedicente Stato islamico a Mosul reclutando bambini nei campi allestiti per ospitare i civili sfollati. Ce ne parla Maurizio Simoncelli, vice presidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo, intervistato da Giada Aquilino:

R. – Il fatto non sorprende, anche perché i dati dei rapporti precedenti delle Nazioni Unite sui bambini soldato nei conflitti già parlavano di un utilizzo di minori nel conflitto iracheno da parte di forze ribelli e irregolari. Ricordiamo l’utilizzo proprio nel territorio iracheno di minori come kamikaze da parte delle forze ribelli: quindi il fatto non è nuovo ed è purtroppo anche diffuso in tutta l’area mediorientale. Per l’Afghanistan, le Nazioni Unite hanno parlato più volte del reclutamento di minori sia da parte dei talebani sia dell’esercito regolare. E la stessa cosa anche per la Somalia. Teniamo presente che la dizione delle Nazioni Unite di “baby soldiers” si riferisce a minori di sedici anni: potrebbero quindi essere bambini di dieci anni, ma anche ragazzi di quattordici-quindici, con capacità fisica di sostenere un combattimento, un’arma e quant’altro.

D. – Sarebbero milizie della regione del Kurdistan iracheno. Quindi di chi si tratta?

R. – Stiamo parlando non di veri e propri eserciti regolari, ma di forze armate irregolari che stanno combattendo contro quelle dell’Is. Questo aumenta la probabilità che il reclutamento di minori sia effettivamente in corso. Spesso ciò avviene nelle aree dove ci sono rifugiati, dove i legami familiari sono saltati e i ragazzi sono rimasti isolati o orfani, dove esiste una situazione di sbandamento generale, com’è quella di queste popolazioni rifugiate.

D. – Parliamo di forze non regolari, ma si tratta di forze curde in questo caso?

R. – Parlando dell’area del Kurdistan, sì: probabilmente sono forze curde.

D. – È ipotizzabile a breve una riconquista di Mosul?

R. – Sulla carta, secondo i dati che abbiamo sulle forze armate dei Paesi che stanno combattendo l’Is, la certezza della vittoria è scontata. Parliamo infatti di milioni di uomini armati contro due - trecentomila armati per il Califfato. Il problema sono i tempi e le modalità con cui tutto questo avverrà e, poi, ciò che comporterà successivamente. Ad esempio, la creazione di un esercito curdo porrà in seguito dei problemi di unità allo Stato iracheno: in realtà, già si parla di uno Stato curdo più o meno autonomo nel nord dell’Iraq. E questo, a sua volta, può portare ad una destabilizzazione dell’intera zona del Kurdistan che – lo ricordiamo – comprende anche l’area siriana, turca e iraniana.