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Ministro Boschi: Meter entra nell'Osservatorio antipedofilia

Logo dell'associazione Meter

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Aveva suscitando polemiche in Italia l’esclusione dell’associazione Meter dall’Osservatorio nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, i cui membri Unicef, Save the Children e Telefono Azzurro sono stati nominati in questi giorni dal ministro delle Riforme. Molte le proteste che erano arrivate soprattutto sui social. Questo pomeriggio però il ministro Boschi ha deciso di intervenire e ha chiuso il caso. Con una telefonata ha comunicato a don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente di Meter, la nuova decisione: nel nuovo Osservatorio ci siete anche voi, gli ha assicurato. L’esclusione è solo frutto di un errore perché "Meter svolge un lavoro decisivo" e perché, ha continuato, siete stati, siete e sarete come sempre punto di riferimento "nella lotta senza quartiere alla pedofilia". Stamattina, prima della telefonata, Roberta Gisotti aveva sentito lo stesso don Di Noto. Vi riproponiamo l'intervista:

D. – Don Fortunato, come è stata possibile questa estromissione?

R. – Perché non si conosce la storia della lotta alla pedofilia e alla pedopornografia. Perché a volte le nomine avvengono solo per una volontà "politica’ e non certamente di operatività nel campo, e soprattutto dei risultati che un’associazione come Meter offre a tutto il mondo. Tutto ciò che noi facciamo a favore dei bambini è documentabile perché depositato non solo alla Polizia postale italiana, ma anche presso quelle estere, e soprattutto alle varie Procure distrettuali. Credo che questa esclusione comporti anche una difficoltà nella lotta comune alla pedofilia e agli abomini che si compiono sui bambini, perché non dobbiamo mai dimenticare che se la lotta alla pedofilia si fa a frammenti è già perdente.

D. – Ecco, però, la grande stampa italiana ha ignorato questa notizia che ha suscitato incredulità nell’opinione pubblica che è riuscita ad averla, soprattutto attraverso la rete Internet. Non è però una novità questo disinteresse o che altro?

R. – Sì, non è una novità. Certo, se fosse emerso che don Di Noto avesse compiuto dei danni nei riguardi dei bambini, sarebbe stato in prima pagina. C’è una latente discriminazione della figura del prete che si occupa di queste tematiche così delicate. Certo, è meglio parlare di preti pedofili ed è giusto che se ne parli, ripeto è giusto che se ne parli.

D. – Don Di Noto, al di là del caso che lei è un sacerdote, la lotta alla pedofilia, specie quella online, resta però un tabù di cui parlare…

R. – Resta un tabù perché al di là dei proclami ufficiali manca una profonda coscienza e collaborazione internazionale. Io non credo che ci sarebbero divulgatori o produttori di materiale pedopornografico se ci fossero collaborazioni anche tra le Polizie, ma non soltanto tra le Polizie, ma anche a livello sociale e se ci fosse la percezione della tragedia che vivono i bambini riguardo agli abusi sessuali pedofilici. Certamente ci sono pure – lo dobbiamo dire, ma lo sappiamo, è sotto gli occhi di tutti – tendenze culturali a normalizzare il fenomeno. Ci sono migliaia e migliaia di riferimenti di siti dove la pedofilia viene considerata come una pratica normale: adulti pedofili che vogliono avere relazioni con bambini come una scelta di benessere, come un fatto di relazione d’amore. Ecco, queste sono le battaglie più importanti. Gli Osservatori – in questo caso, quello nazionale – devono occuparsi non soltanto di dati e statistiche, ma devono sapere incidere nella cultura e nella sub-cultura che va a danno dei bambini. L’Osservatorio nazionale, ma anche a livello europeo, dove ci sono tendenze certe, chiare, evidenti in cui la pedofilia vuole essere ritenuta come un orientamento sessuale degli adulti, che preferiscono avere relazioni con bambini, beh queste sono le battaglie forti. Noi continueremo, questo è ovvio. Osservatorio o non Osservatorio, noi siamo sul campo e faremo sempre la nostra parte. Però è necessario che la stampa, i governi, i capi di Stato, il mondo della politica, l’Europa non facciano soltanto dei progetti per avere finanziamenti e risorse; ma qui dobbiamo metterci d’accordo: la pedofilia è un crimine contro l’umanità? Se qualcuno dice di no, bhè, allora abbiamo capito tutto!

D. – Don Di Noto, possiamo immaginare una petizione o una campagna perché l’associazione Meter entri nell’Osservatorio nazionale appena nominato?

R. – Molte cose si stanno muovendo, migliaia e migliaia di persone stanno scrivendo per protesta,  a livello ufficiale dell’Osservatorio stesso; credo che anche il ministro Boschi sia stato informato e credo, spero, che possa provvedere a un ripensamento concreto nella nomina di Meter nell’Osservatorio, perché è un patrimonio che arricchisce. E l’Osservatorio si può privilegiare della presenza di Meter.