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Torna al vecchio ghetto romano il Festival della cultura ebraica

Il Tempio Maggiore di Roma, nel ghetto ebraico - ANSA

Il Tempio Maggiore di Roma, nel ghetto ebraico - ANSA

Nona edizione del Festival Internazionale di Letteratura e cultura ebraica, dal 10 al 14 settembre a Roma. Iniziativa promossa dalla comunità ebraica che farà vivere con spunti e suggestioni artistiche, teatrali, mediali e letterarie il Vecchio Ghetto Demolito della capitale. Francesca Sabatinelli:

Il Festival anche quest’anno prosegue il suo cammino attraverso l’anima e la storia dell’uomo, per mezzo della letteratura, della danza, della musica e del cibo. Questa nona edizione poggia il suo sguardo sul mondo attraverso la scienza e i percorsi scientifici, cogliendo sia la ricorrenza del centenario dalla pubblicazione della “Relatività generale” di Albert Einstein sia i 30 anni dal conferimento del Premio Nobel per la Medicina a Rita Levi-Montalcini. Si spazia quindi dagli interventi di scienziati a quelli di autori, di scrittori, ci si affida a performance artistiche, teatrali, cinematografiche. Marco Panella è uno dei curatori del Festival:

"Noi giochiamo in quest’occasione su un paradigma, che è l’equilibrio tra scienza, coscienza e conoscenza, quindi l’assonanza delle parole ci aiuta a costruire un percorso di ricerca di risposte. L’ebraismo ha un rapporto molto profondo e molto antico con la conoscenza. In quest’occasione è una piattaforma in più che noi portiamo all’attenzione del pubblico per tentare di avere sempre più comprensione di quello che ci accade intorno, del cambiamento, dei fenomeni e dei percorsi umani nei quali tutti quanti siamo immersi. C’è un filo comune che lega l’approccio umanistico con quello scientifico, che è sempre quello della capacità di interrogarsi e cercare risposte. I metodi, i sistemi, le analisi, possono andare su percorsi propri; ma quello che lega è sempre questa figura di uomo che si guarda intorno e si fa delle domande: si guarda dentro e si fa delle domande. La risposta è nelle cose, è nei percorsi particolari, è nei linguaggi. La scienza dialoga da sempre con la cultura, con il sacro e con la religione, perché fa parte di una dimensione umana, è difficile poi scindere sempre tutto. C’è un momento in cui l’unità di misura diventa l’uomo, la persona. Il modo in cui la persona si interroga può cambiare a seconda delle vocazioni, delle intelligenze, delle predilezioni  ma, in ogni caso, il filo comune è sempre questo: la capacità di guardarsi intorno, di guardarsi dentro e interrogarsi".

In occasione della serata di inaugurazione del Festival, il Museo Ebraico di Roma e la Grande Sinagoga sono straordinariamente aperti con ingresso libero, inoltre, anche questa edizione, si apre con la Notte della Cabbalà, mistica ebraica:

"E’ un grande contenitore, dentro il quale mettiamo linguaggi diversi e facciamo un approfondimento. E in quest’occasione con Yarona Pinhas, che ci segue anche lei come nostro ospite nel Festival da anni, parleremo di un aspetto particolare: il cibo come energia; e quindi non soltanto dell’aspetto materiale del cibo, ma anche di quello se vogliamo più metafisico. Quindi energia del corpo ma anche energia della mente e anche possibilità di comprendere attraverso il cibo quello che ci circonda".

Molti gli eventi speciali del Festival, oltre agli spettacoli teatrali e musicali, si svolgeranno tavole rotonde, incontri con scrittori e registi, e le inaugurazioni delle mostre “Rita Levi Montalcini. Immagini Private”, e “Vito Volterra. Il coraggio della Scienza”, quest’ultima realizzata anche grazie alla collaborazione con il CNR, visibile al museo ebraico fino al 9 novembre.