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10 anni fa il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona su fede e ragione

Benedetto XVI

Benedetto XVI

Dieci anni fa, il 12 settembre 2006, Benedetto XVI, pronunciava un discorso all'Università di Ratisbona dedicato al dialogo tra Fede e ragione. Il fraintendimento di un passaggio di quel testo provocò inizialmente critiche dal mondo musulmano, ma oggi quella 'lectio magistralis' resta di grande attualità dal punto di vista teologico e del dialogo interculturale e interreligioso. Lo conferma mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e coordinatore del Comitato scientifico del 'Cortile dei gentili' al microfono di Fabio Colagrande:

R. – Il contenuto, e ciò che il Papa ha affermato, pone veramente grandi problemi, che vanno al di là della contingenza della situazione di quel momento. Lo scenario internazionale ci fa vedere un grande movimento, dal punto di vista ovviamente geopolitico, ma anche la difficoltà ad approcciare la religione e le religioni - non solo quella dell’islam -, e a capire qual è il rapporto tra queste religioni, la politica, la società e, dunque, la pace e il futuro delle nazioni. Questo, dal momento che lui affronta esplicitamente anche la questione islamica - almeno di striscio, in qualche modo, la affronta - oggi si ripropone in una maniera direi attualissima nel dibattito mondiale.

D. – La citazione dell’imperatore Paleologo su Maometto - com’è noto - provocò all’epoca dure critiche, non solo dal mondo musulmano. Ma al di là di quel passaggio, qual era, secondo lei, il messaggio centrale di quella lectio magistralis?

R. – Ecco, naturalmente non era quello il punto principale del discorso, come moltissimi commentatori poi successivamente e serenamente hanno ripreso. Quello è uno dei punti su cui si poteva discutere e si discute ancora oggi, e lui lo ha fatto con coraggio. Ma a mio avviso – e il Papa lo dice esplicitamente – il punto fondamentale era che peso dare alla ragione, al logos, nel rapporto con le religioni e in modo particolare con la religione rivelata e con il cristianesimo, visto che l’esperienza soprattutto europea ha grandissime radici, ha sviluppato a fondo la questione del logos e ha vissuto una profonda esperienza di logos al proprio interno, non solo in ambito di riflessione metafisica, ma in tutte le implicazioni pratiche che questo ha comportato nel corso di millenni. Dall’altra parte, questo logos che rapporto ha con la religione? Il cristianesimo vi si è confrontato fino in fondo ed è quello che lui afferma. Il cristianesimo dei primi secoli, ma anche l’ebraismo della diaspora, poco prima e poco dopo la venuta di Cristo, lo ha vissuto, affrontato. Ed il cristianesimo ha assorbito la lezione del logos a suo modo, modificandola in parte, adattandola e piegandola, in un certo senso, anche alla rivelazione cristiana, alla persona di Gesù. E, dunque, il Papa ritiene che quell’esperienza che il cristianesimo ha fatto di assorbire e interagire con la grande intuizione del logos all’interno della civiltà europea, è un’esperienza fondamentale per il cristianesimo, che non si potrà tralasciare nemmeno per il futuro; per essere chiari, nemmeno quando oggi il cristianesimo si sta impiantando o comunque sta interagendo in continenti che non hanno vissuto quell’esperienza. Penso all’Asia, ma anche all’Africa. Papa Benedetto ritiene – e questo è oggetto di grande discussione – che non si possa dimenticare e mettere tra parentesi tout court l’esperienza, per esempio, patristica o medievale e ricominciare quasi tutto da capo con una Bibbia che si sarebbe de-ellenizzata quasi allo stato puro, che cavalcando duemila anni di cristianesimo si va a confrontare con più o meno culture asiatiche, dell’Estremo Oriente o dell’Africa. Papa Benedetto mette questo in forte discussione e ritiene che ci voglia in qualche modo il passaggio attraverso questa inculturazione del logos nel cristianesimo, che l’esperienza europea del cristianesimo ha operato nei secoli.

D. – Altro punto di quel discorso era il rischio dell’esclusione del divino, del religioso dall’ambito razionale, scientifico. Quanto resta alto oggi questo rischio evocato da Benedetto XVI 10 anni fa?

R. – E’ in discussione. L’esclusione è proprio oggetto di discussione, perché questo è l’altro lato della medaglia di cui Benedetto si è voluto occupare, recuperando l’esperienza del logos. Questa esperienza è maturata anche in Occidente, soprattutto poi nei risvolti della scienza e della tecnica, in senso spesso positivista, escludendo la religione, ma anche altri grandi aspetti della cultura e della vita dell’uomo, mettendoli fuori gioco e arroccandosi soltanto su una ragione che calcola, su una ragione scientista. Per Papa Benedetto questo è un logos un po’ decurtato, non rende ragione di una pienezza e di un interesse dell’esperienza che del logos hanno fatto i secoli passati. E allora proprio nel dialogo-dibattito con quello che il cristianesimo del logos ha assunto, Papa Benedetto vorrebbe una ripresa - lui dice: “Allargare gli orizzonti della razionalità umana” -: vorrebbe una ripresa più ampia della razionalità umana che riuscisse ad includere questi ampi settori della cultura e della vita dell’uomo, che sono esclusi, e questi lui li vede centrali e fondamentali, perché sono parte integrante della vita dell’uomo, dell’esperienza umana sulla terra.