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Rifugiati: un incontro per promuovere impegno ex alunni gesuiti

Scuola in  Libano. Un progetto organizzato dal JRS - EPA

Scuola in Libano. Un progetto organizzato dal JRS - EPA

Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) è presente in 45 Paesi e si prende cura di più di 700 mila persone. Lo rende noto padre Thomas Smolich, direttore internazionale del Jesuit Refugee Service, intervenuto, stamani, all’incontro promosso dalla Confederazione europea degli ex-alunni dei gesuiti, presso l’Università Lumsa, a Roma. Tema del meeting iniziato mercoledì scorso: “Migrazione globale e crisi dei rifugiati. E’ tempo di contemplare e agire”. L’obiettivo è promuovere un maggiore impegno degli ex-alunni dei gesuiti nell’aiuto ai migranti. Domani l’udienza dal Papa, che ha dedicato da sempre grande attenzione al dramma di chi fugge da povertà e violenza: in tutto oltre 65 milioni di persone nel mondo. Debora Donnini ha intervistato padre Smolich:

R. – La situazione dei migranti e dei rifugiati è una situazione grave ed “incredibile” per la loro quantità. Papa Francesco ha parlato molto della necessità della comunità cristiana di aiutare queste persone nel bisogno. Penso che il Continente europeo e tutto il mondo debbano rispondere a questa situazione, a questa crisi. Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati si trova in 45 Paesi, dove porta educazione, cibo, accompagnamento nella fede ed anche assistenza psicologica post-trauma.

D. – Questo incontro vuole creare la possibilità di un colloquio tra il Jesuit Refugee Service, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e la Confederazione europea degli ex-alunni dei gesuiti, anche proprio per incentivare la conoscenza di questo tema…

R. – Penso che gli ex-alunni, grazie alla loro esperienza fatta nelle scuole e nelle università dei gesuiti, già hanno la possibilità di vedere la situazione da una prospettiva ignaziana. Dopo il raduno, ci saranno più possibilità per aiutare e perché gli ex-alunni partecipino ad eventi a favore dei rifugiati.

D. –Affinché ci siano anche più persone che si prendano cura dei rifugiati…

R. – Sì, perché essendoci uffici del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in quasi tutti i Paesi europei, ci sono molte possibilità che gli ex-alunni aiutino in Europa.

D. – Ci sono due temi importanti, quando si parla di rifugiati e di migranti: uno è l’accoglienza in Paesi europei; l’altro è aiutare le persone nei luoghi di origine, creare lavoro…

R. – Io penso che sia importante che l’Europa offra più accoglienza ai rifugiati ed anche educazione. E che l’educazione è fondamentale per un futuro che sia migliore del passato!

L’incontro organizzato a Roma dalla Conferenza europea degli ex-alunni dei gesuiti ha come centro, appunto, il tema dei rifugiati. Ce lo conferma il responsabile della stessa Conferenza europea, José-Enrique Rebés nell’intervista di Debora Donnini:

R. – Lo que hemos hecho primero…
Quello che per prima cosa abbiamo fatto è stato organizzare questi incontri europei degli ex-alunni dei gesuiti, dove quello che facciamo è analizzare, osservare e agire - che è un po’ il motto del Congresso – nei confronti di tutte le problematiche che coinvolgono i rifugiati e i migranti che arrivano in Europa. Quindi, siamo in una prima fase di diffusione di tutte queste problematiche tra gli ex-alunni. Quello che poi abbiamo fatto è anche firmare un accordo con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, per diffondere in tutte le associazioni degli ex-alunni dei gesuiti d’Europa, tutte le attività che fa il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, in modo che gli ex-alunni vengano a conoscenza di tutte le problematiche, di come il Servizio li sta aiutando e che poi possano collaborare come volontari o che possano fare donazioni o, in qualche modo, possano impegnarsi maggiormente.

D. – Sono più di 700 mila le persone aiutate nel mondo dal Jesuit Refugee Service

R. – Exacto. Sí, sí son muchísimas las personas…
Esatto! Sì, sono moltissime le persone in tutto il mondo. E’ chiaro che qui in Europa vediamo solo il dramma dei rifugiati che attraversano il Mediterraneo dai Paesi del Sud e dai Paesi del Medio Oriente. Bisogna, però, pensare che in tutto mondo ci sono centinaia di migliaia di rifugiati, ai quali i mezzi di comunicazione non prestano tanta attenzione come a quelli che stanno attraversando ora l’Europa, ma che stanno soffrendo nella stessa maniera. Sono migliaia le persone che muoiono ogni anno. Solo nel Mediterraneo si calcola che 6 mila persone siano morte ogni anno, negli ultimi anni. E quest’anno, abbiamo già superato la cifra dei 6 mila. Si calcola che alla fine dell’anno ci saranno più morti nell’attraversamento del Mediterraneo, e molti sono bambini, sono famiglie. Inoltre, tutti quelli che sono nei campi di rifugiati in Europa o fuori dell’Europa, soprattutto in Turchia o in Paesi al confine con l’Unione Europea, cercano di passare nell’Unione Europea semplicemente per trovare una vita un po’ sicura e dignitosa.

D. – Voi come ex alunni dei gesuiti in Europa avete risposto all’invito del Papa che ha parlato dei rifugiati come “carne di Cristo” e ha chiesto con molta forza alla Chiesa di aiutare e di accogliere. La vostra è una risposta a questo invito del Papa?

R. – Claro, es una respuesta  y además…
Certamente, è una risposta. Inoltre, in questa prima fase di diffusione, quello che vogliamo è continuare a collaborare in ciascun Paese europeo con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, in tutte le attività che porta avanti, anche di formazione permanente. Domani ci riceverà il Papa, perché anche per lui è importante tutta la questione e le sofferenze dei rifugiati. Siamo molto felici che ci riceva e la verità è che lo sentiamo molto vicino!