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Consiglio d'Europa dice no a utero in affitto

Utero in affitto - EPA

Utero in affitto - EPA

Nuovo "no" a ogni tipo di utero in affitto da parte della Commissione salute dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Con 17 sì, 14 no e 2 astenuti ieri è stata respinta la risoluzione della senatrice belga Petra De Sutter e approvata invece una bozza di raccomandazione per l’elaborazione di linee guida sui “diritti dei bambini nati da maternità surrogata”. Quest’ultima sarà al vaglio della plenaria di Strasburgo i prossimi 10-14 ottobre. “L’auspicio è che l’utero in affitto sia dichiarato una pratica contraria alla dignità umana”. E’ quanto spieg,a al microfono di Paolo Ondarza, il portavoce della Federazione europea delle Associazioni familiari cattoliche, Nicola Speranza:

R. – Più che di un pronunciamento, si tratta di un non pronunciamento. Nel senso che c’è un “no” chiaro a ogni forma di maternità surrogata, ma bisogna anche dire che c’è una sorta di afasia da parte dell’Assemblea riguardo a quello che è veramente la maternità surrogata. L’assemblea non ha ancora espresso quella che è la realtà dei fatti: che la maternità surrogata è veramente uno sfruttamento delle donne e una commercializzazione del corpo umano, sia dei bambini che delle donne.

D. – C’è stata dunque, una erronea trasposizione dei fatti da parte dei mezzi di stampa di quello che effettivamente è accaduto?

R. – Decisamente.   

D. – Perché la notizia che è rimbalzata è: “il Consiglio d’Europa boccia l’utero in affitto, in quanto lede la dignità della donna e riduce i bambini a merce”. Questo non c’è scritto…

R. – Decisamente. Non c’è scritto da nessuna parte. E’ quello che desidereremmo. Attenzione, questa bozza di raccomandazione può ancora cambiare e quello che noi auspichiamo è che sia migliorata.

D. – Attraverso questo pronunciamento viene meno la distinzione tra gestazione per altri, per dono o per profitto. E’ così?

R. – Sì, questo è decisamente un fattore positivo. Cade ogni distinzione tra maternità surrogata per finalità commerciale oppure no profit. Nella raccomandazione si fa riferimento alla maternità surrogata in quanto tale, senza stare a specificare se sia fatta tramite agenzie commerciali che operano internazionalmente oppure se è fatta in una clinica in Belgio, come avviene nella clinica condotta dal relatore di questa stessa relazione, Petra de Sutter.

D. – Il “no” da parte della Commissione Salute, dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, si somma a un altro “no”, quello di qualche mese fa da parte della Commissione Affari Sociali del Consiglio d’Europa. Quest’ultimo “no”, se da una parte fa interrogare sul motivo per il quale si torni a dibattere su un argomento già affrontato, però rafforza una posizione ormai consolidata da parte del Consiglio d’Europa in merito alla pratica dell’utero in affitto…

R. – Sì, politicamente, e anche da un punto di vista giuridico, se guardiamo alla carta geografica del Consiglio d’Europa con i suoi 47 membri, c’è una maggioranza di Stati che in un modo o nell’altro proibisce il ricorso all’utero in affitto.

D. – In attesa delle linee guida, che valore ha questo nuovo pronunciamento?

R. – Si tratta di un pronunciamento provvisorio, quindi una bozza di raccomandazione che sarà sottoposta a rivalutazione da parte della stessa Commissione tra un paio di settimane. Questa raccomandazione poi sarà posta ai voti della plenaria e allora vedremo e potremo trarre le conclusioni di quella che sarà la raccomandazione effettiva che l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa suggerisce al Comitato dei ministri, cioè all’organo esecutivo del Consiglio d’Europa, che riunisce i rappresentanti dei governi degli Stati membri.

D. – La partita è aperta perché queste ultime votazioni sono passate con pochi voti di scarto…

R. – Decisamente. La partita è aperta. I numeri sono a favore di una proibizione totale di ogni tipo di maternità surrogata. Ma quello che serve è una sorta di sensibilizzazione dei membri dei parlamenti nazionali perché veramente prendano a cuore quello che succede a Strasburgo e che diano la giusta importanza a questo tipo di risoluzioni, che non hanno un valore obbligante per gli Stati.

D. – Ma hanno un forte valore simbolico…

R. – Ma che hanno un valore simbolico, altamente politico e che poi conducono i governi a prendere delle posizioni.

D. – Per adeguarsi al resto d’Europa…

R. – Per adeguarsi in un modo o nell’altro al resto d’Europa. I governi rappresentati a Strasburgo sono obbligati a dare una risposta.