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Simoncelli: Italia rispetti le leggi sul commercio delle armi

Eurofighter in volo - REUTERS

Eurofighter in volo - REUTERS

La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta circa la vendita da parte dell’Italia di bombe RWM all’Arabia Saudita, per verificare l’ipotesi di una possibile violazione della legge 185/90 sul commercio di armi. La decisione a seguito di esposti presentati dalla Rete Italiana Disarmo che denunciano l’esportazione di materiale militare verso Paesi in guerra o dove non vengono rispettati i diritti umani. L’Italia, pur bandendo nella sua Costituzione la guerra, risulta attualmente tra i Paesi che più armano chi è in guerra. Lo conferma - al microfono di Adriana Masotti - Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell'Istituto di ricerche internazionale Archivio disarmo:

R. – Per quello che noi sappiamo è così. Certamente, siamo – nel nostro piccolo – dei fornitori di armamenti in misura significativa a livello internazionale, e in particolare, per quello che ci risulta, verso l’area nordafricana e mediorientale. Ci risultano forniture di armi e munizioni a Paesi impegnati in guerra, in particolare alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita, che sta combattendo nello Yemen una guerra che non ha nessun mandato da parte dell’Onu. E questo le nostre leggi non lo prevedono, a meno che non ci siano state delle autorizzazioni specifiche da parte del Consiglio dei Ministri, sentito il parere delle Camere. E le Camere non sono state assolutamente sentite in merito. Tra l’altro, pochi mesi fa, è stato presentato addirittura come un grande successo commerciale la vendita di 28 cacciabombardieri Eurofighter al Kuwait, un altro Paese che partecipa a questa coalizione. Quindi ci troviamo di fronte a un governo italiano che non rispetta le leggi italiane.

D. – Queste industrie belliche devono comunque passare attraverso l’autorizzazione del governo per poter esportare le armi verso questi Paesi?

R. – Certamente: esiste la Legge 185 del 1990 che dà mandato alle nostre autorità di controllare le esportazioni, e in particolare al Ministero degli Esteri di dare l’ok definitivo alle esportazioni. Quindi, le aziende che esportano, esportano dietro autorizzazione del nostro governo.

D. – Vogliamo dire perché è diverso vendere a un Paese dove c’è una guerra e vendere a un Paese dove invece, magari, c’è solo la volontà di aumentare la propria capacità di difesa?

R. – Beh, teniamo presente intanto che nelle guerre contemporanee la maggior parte delle vittime sono civili. Quindi quando vendiamo armi vendiamo strumenti che servono per fare massacri presso i civili. Vendere armi a un Paese in guerra vuol dire alimentare il conflitto; vendere armi a Paesi dove ci sono dittature vuol dire sostenere di fatto il regime autoritario che è in quel Paese. Questo è avvenuto a suo tempo per esempio con la Libia.

D. – È possibile che le armi italiane finiscano anche nelle mani degli uomini dell’Is, che tanto vogliamo contrastare?

R. – Certamente. Purtroppo, le esportazioni di armi inizialmente avvengono in modo assolutamente legale, come ricordavamo. E poi, strada facendo, per varie vicissitudini, questi arsenali vanno a finire in tutt’altre mani. E soprattutto, l’aspetto che più preoccupa, è quello relativo alle cosiddette “armi piccole-leggere”, cioè le pistole, revolver, fucili mitragliatori, bazooka, lanciarazzi portatili: queste armi che sono più facili da trasportare e che sono quelle “più idonee” per le guerre di guerriglia, di terrorismo e quant’altro. Le vendite di armi piccole e leggere è qualche cosa di estremamente nebuloso a livello italiano e internazionale. Come sono infinite le vie del Signore, così infinite sono anche le vie delle armi.

D. – C’è qualcosa che i cittadini potrebbero fare per sensibilizzare di più il proprio governo a una politica diversa riguardo al commercio delle armi?

R. – Ventisei anni fa è stata approvata una legge che contiene tutti i principi morali a cui si deve attenere il governo nell’esportazione di armi. I cittadini possono richiedere ai parlamentari e al governo il rispetto delle leggi vigenti. Perché un governo che non rispetta le leggi vigenti, penso che sia un governo che dà, quantomeno, un cattivo esempio.