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Società \ Cultura e arte

Nobel a Dylan, Coriasco: riconoscimento alla cultura pop

Il cantante statunitense Bob Dylan, il 13 ottobre 2016, è stato il primo autore di canzoni a ricevere il Nobel per la letteratura.  - AFP

Il cantante statunitense Bob Dylan, il 13 ottobre 2016, è stato il primo autore di canzoni a ricevere il Nobel per la letteratura. - AFP

La rivincita della cultura ‘bassa’

“L’istituzione dei premi Nobel si sta riposizionando sancendo una volta di più una realtà di fatto e cioè il peso della cultura cosiddetta ‘bassa’ sugli orizzonti contemporanei. E l’aggettivo ‘bassa’ non ha certo un senso dispregiativo”. Ad affermarlo, all’indomani dell’annuncio dell’assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan, è Franz Coriasco, scrittore, autore televisivo e critico musicale. “Lo snobismo che ha fatto storcere il naso per l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Dylan, così come a suo tempo fece storcere il naso quello assegnato a Dario Fo, - prosegue Coriasco - nasce dall’incapacità di riconoscere una realtà di fatto: la sub-cultura pop è parte integrante della contemporaneità e l’assegnazione dei Nobel da parte dell’Accademia di Svezia non può non riflettere questo status”. 

Pensieri e parole

“Dylan è stato un autore capace di dimostrare ai suoi colleghi una realtà che sarebbe diventata sostanziale, da quel momento in poi, nella storia della canzone”, prosegue Coriasco. “E cioè che il messaggio di un brano, ciò che il cantante dice e canta, è importante tanto quanto il modo in cui quel messaggio viene espresso a parole. Prima di Dylan una canzone doveva trasmettere un’idea o dei valori, ma lui ha mostrato che conta ancora di più il modo in cui questi concetti sono veicolati attraverso la scrittura”. “Di più – aggiunge il critico musicale – Dylan è stato un artista eclettico, capace di anticipare le mode, quasi sempre cogliendo nel segno. E’ riuscito a dare nobiltà artistica alle canzoni folk più ruspanti; ha reinventato lo stesso folk elettrificandolo e creando altre polemiche: ha attraversato i territori del gospel e poi, via via, è arrivato a riscoprire, in modo solo apparentemente sorprendente, il patrimonio della canzone americana, cantando alla sua maniera anche Frank Sinatra, riconciliando due realtà che sembravano lontanissime”.  


(Fabio Colagrande)