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Diventa museo l'Appartamento Papale di Castel Gandolfo

Un interno del Palazzo Apostolico a Castel Gandolfo - RV

Un interno del Palazzo Apostolico a Castel Gandolfo - RV

Diventano ancora più accessibili e visitabili le Ville Pontificie di Castel Gandolfo estese su antichi siti romani per 55 ettari di terreno. Infatti dopo l'apertura al pubblico, due anni fa, dei Giardini e dopo l'inaugurazione nel 2015, del museo della Galleria dei Ritratti nel Palazzo Apostolico, dal 22 ottobre si spalancano anche le porte più private della residenza estiva dei Papi. All'anteprima per la stampa, c'era Gabriella Ceraso:

"E’ troppo dire che questo è un evento storico, ma simbolico sì, perché ci fa capire quale è la filosofia del Papa, la sua politica pastorale, cioè aprire a tutti, aprire alla gente, anche la sua casa”.

Nelle parole del direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci è l’essenza della novità che attende migliaia di turisti che dal 22 ottobre arriveranno a Castel Gandolfo. Certo il Papa nella sua residenza estiva non c’è più, ma tutti potranno percorrerne i corridoi, curiosare sulla scrivania e in biblioteca e guardare al di là delle finestre verso il mare di Roma, come hanno fatto i 15 Papi che in quattro secoli hanno scelto questa come residenza per le vacanze.

“Il Papa non ci ha lasciati soli, ma ci manca”, racconta ai nostri microfoni il parroco di Castel Gandolfo don Pietro Diletti :

“Perchè eravamo abituati a convivere tre mesi, si stava insieme, era considerato uno di noi.Soprattutto Benedetto XVI: io sono stato lì quando suonava, sono stato a colazione con lui, stavamo spesso insieme”

Non è stato cambiato nulla nelle sale abitate dai Pontefici, segnate da marmi policromi, opere pittoriche e busti imponenti. Le sale dell’accoglienza per gli ospiti, come il Salone delle Guardie svizzere, la sala del Trono, dei Palafrenieri, o gli ambienti più intimi legati al pranzo, come la sala dell’Orologio e il Salottino verde. Ma il cuore storico più prezioso del palazzo è senza dubbio la camera da letto del Papa: basti pensare alle tante donne qui rifugiate durante la seconda guerra, che vi partorirono o al fatto che in quel letto semplice si spensero Papa Pacelli e poi Paolo VI e vi passò la convalescenza Giovanni Paolo II in seguito all‘attentato. E’ emozionante poi vedere lo studio privato dove sono nate tante pagine del magistero e soffermarsi davanti al Santissimo nella cappella privata, come hanno fatto Benedetto XVI e Francesco appena eletto. D’ora in poi qui tutti potranno vedere dove la preghiera di chi ha guidato la Chiesa per secoli si è levata a Dio.

L’arte avvicina a Dio e agli uomini: è questo lo spirito di questa condivisione museale per Papa Francesco e anche lo spirito che ha guidato il concerto di musiche popolari cinesi offerto al pubblico al termine della visita. In repertorio anche l’opera Anima mundi, scritta dal maestro Cui Zimo dopo l’incontro con Papa Francesco a Santa Marta. L'incontro di mani, ha detto, che c’è stato tra noi è stato un incontro di cuori: e se il vincolo è l’amore misericordioso, ha concluso, può coinvolgere tutte le nazioni e tutta la Terra.

Centinaia di migliaia di turisti sono attratti dalla bellezza della natura e delle atmosfere della residenza papale di Castel Gandolfo e ognuno "porta via un ricordo e una emozione particolare". Così al microfono di Gabriella Ceraso parla del nuovo progetto museale, il direttore delle Ville Pontificie, Osvaldo Gianòli:

R. – Questo è un progetto che è partito da lontano: è partito nel 2014. Alla fine Papa Francesco ci ha fatto un grande dono decidendo di riaprire anche l’appartamento privato, permettendoci così di poter anche immaginare quella che poteva essere o che è stata la vita dei Pontefici qui dentro, con una condivisione che per noi è un dono. Come già in altri momenti: penso – per esempio – nel ’44, quando durante la guerra il Santo Padre accolse tutti coloro che chiedevano rifugio presso le Ville Pontificie.

D. – Direttore, qual è più o meno il flusso che voi avete calcolato da quando – praticamente sono già un paio di anni – tanti spazi sono stati aperti, dai Giardini alla Galleria dei Ritratti ed ora queste nuove stanze…

R. – L’affluenza è una affluenza che ci riempiedi orgoglio! Nel 2014 ci sono stati circa 10 mila turisti; nel 2015, sono stati circa 26 mila; e nel 2016 arriveremo a quasi 50 mila.

D. – Da cosa sono maggiormente attratti? E quali sono le loro emozioni e commenti?

R. – In generale i Giardini sono molto ben visti dal turista, che ne ammira l’ampiezza, la gestione e l’impianto che è stato realizzato negli anni Trenta da parte dell’architetto Momo, con tutti i giardini all’italiana. Ma non solo, anche la parte agreste, la parte della fattoria, la parte dell’uliveto… Naturalmente anche il Palazzo farà la sua parte, perché è molto apprezzato poter cominciare a vedere dove viveva il Pontefice e dove passava le sue vacanze, dove – diciamo così – esprimeva la sua parte privata. L’attenzione di ogni turista che viene è riportata a quell’immaginario che è un bene unico. E queste sono le impressioni maggiori che rileviamo all’uscita dal percorso.

D. – C’è qualche curiosità che queste mura, che questi spazi raccontano?

R. – Tanti aneddoti e anche tante curiosità. Per esempio, Giovanni XXIII amava molto venire a Castello, perché ritrovava una sua dimensione un po’ – diciamo – privata e qualche volta riusciva anche ad uscire inosservato attraverso il Cancello di Sant’Antonio, riuscendo così a conquistare qualche spazio di libertà, inteso come momento privato; a Papa Benedetto, che amava e che ama molto Castel Gandolfo, piaceva molto soggiornare vicino alla Fontana della Madonnina e dare da mangiare ai pesci… Questo lo ricordiamo con piacere e con affetto. Ma ce ne sono anche tanti altri…

D. – Se dovesse – anche se non ce n’è bisogno – invitare e invogliare, in qualche modo, i nostri ascoltatori a venire a vedere e a curiosare, cosa direbbe?

R. – Ognuno di noi si porterà via un ricordo che rimarrà comunque nel cuore.

Ma come hanno vissuto gli abitanti di Castel Gandolfo questi ultimi tre anni senza la presenza tra loro del Papa? Gabriella Ceraso lo ha chiesto al sindaco, Milvia Monachesi:

R. – Quello che a noi manca  proprio l’anima: cioè la presenza del Papa era l’anima della nostra vita. Tutto si svolgeva intorno a questo momento: di inverno ci preparavamo per quando poi sarebbe arrivato il Papa. Questo ci manca tantissimo. Ognuno di noi ha dei ricordi, dei momenti, legati alla presenza del Papa. E adesso ci troviamo davvero un po’ sperduti. Però dobbiamo guardare avanti e non indietro. E quindi, siamo con il Papa e rispettiamo le sue scelte.

D. – Sappiamo che lei è stata da Papa Francesco e lo ha incontrato. Com’è stato questo incontro, e cosa vi siete detti?

R. – La battuta che c’è stata è quando sono andata io a San Pietro; e lui mi ha detto: “Ma lei è arrabbiata con me?” Con un sorriso molto, molto simpatico! E io chiaramente gli ho detto: “Assolutamente no, Papa! Noi la amiamo, la seguiamo e continuiamo ad aspettarla”.