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Turoldo, Ravasi: non usava privilegi, una lezione per me

David Maria Turoldo - RV

David Maria Turoldo - RV

A pochi giorni dal centenario della nascita di David Maria Turoldo, un ricordo del sacerdote e poeta friulano che il cardinale Gianfranco Ravasi, quando era Superiore arcivescovile del Seminario di Milano, incontrava settimanalmente in Brianza, non lontano da Sotto il Monte dove Turoldo viveva. "Ogni domenica pomeriggio - ricorda ai nostri microfoni Ravasi - Turoldo veniva da me e da lì è iniziato un lungo dialogo fatto non solo di confidenze personali ma anche e soprattutto di vere e proprie analisi di lavoro. Ne è nata una amicizia e sintonia spirituale forte sebbene, e forse proprio perché, le identità erano molto diverse". 

“Su tante questioni ho potuto scoprire quanto fosse importante l’intuizione che egli aveva: il dialogo profondo che lui aveva con il mondo della cultura - tutti lo conoscevano e tutti egli incontrava – e, dall’altra parte, con il mondo dei non credenti. Era l’unico che poteva parlare e che era ascoltato. In un periodo storico in cui c’era tensione e ognuno stava nel proprio territorio, lui era uno di frontiera, valicava e travalicava, quindi era capace di incidere su di loro perché risaliva alle radici dei temi, perdendo un po’ le questioni che erano di contingenza. E allora i non credenti ritrovavano il tema della spiritualità non attraverso una lettura clericale ma facendo ricorso per esempio ad una grande tradizione letteraria o mistica. Turoldo aveva la capacità di entrare nelle questioni spinose del dibattito sociale individuando le ragioni del rapporto fede-politica, amore-società”.

Siamo all’indomani del Giubileo dei socialmente esclusi. Come si sarebbe sentito Turoldo?

“Se avesse potuto vedere questo periodo – riprende Ravasi - avrebbe avuto due reazioni: estrema felicità che lui avrebbe espresso con tutta la vena passionale che aveva, la sua voce da cattedrale ma anche da piazza; avrebbe vissuto il pontificato di Francesco e tutte le scelte del Papa come le sue per eccellenza. Dall’altra parte si sarebbe trovato di fronte ancora ad una componente che avrebbe sollecitato la sua reazione polemica: penso ai fenomeni dei populismi, degli integralismi, dei razzismi che emergono ora e che attraversano non solo l’orizzonte politico ma anche l’orizzonte popolare. Questi integralismi diventano un vero e proprio dramma della cristianità, la quale deve riuscire ad entrare in questo mondo dove ci sono queste persone che paradossalmente sono convinte di essere più cristiane del Papa”. A questo proposito Ravasi sottolinea la necessità oggi di imitare Turoldo che riusciva a trovare una via nel "comprendere quali sono i fenomeni culturali di fondo che pure muovono certe critiche aspre. Devo dire - spiega Ravasi - che Turoldo anche in ciò che detestava cercava sempre di trovare la motivazione profonda, ultima che stava alla base dei fenomeni”.

La Chiesa ha completamente riabilitato Turoldo?

La riabilitazione maggiore per lui fu quella che gli fece Martini al conferimento del Premio Lazzati”, ricorda il presule. “Fece un discorso molto impegnativo in quella circostanza, che suscitò delle reazioni molto forti nei confronti di se stesso, me lo confidò lo stesso Martini”. E il cardinal Ravasi conferma la dimensione profetica di Turoldo, ammettendo che egli aveva una “profonda fede, rocciosa come le sue terre, molto più forte della mia devo dire per certi aspetti. Perciò aveva la necessità di affermare alcuni valori che lui considerava fondamentali del Vangelo, spogliandoli dalle mediazioni, che pure sono necessarie (io comprendo che all’interno della comunità ecclesiale debbano esserci anche dei passi più lenti), ma il suo era un passo spedito, retto da uno sguardo al futuro e dalla voce di Dio che risuonava dentro sé. Questo credo sia il suo grande valore nonostante le contestazioni”.

Parlare a tutti i ceti allo stesso modo

“Qualche volta ho celebrato a Sotto il Monte con lui”, conclude Ravasi. “Là c’era gente molto legata a questo prete. Era quasi paradossale il contrasto che si creava fra questa gente semplice e figure importanti della cultura e della politica che venivano. Erano allo spesso livello. Turoldo parlava a tutti allo stesso modo. Li incontrava, poi, senza privilegiare nessuno. Questo è stato per me anche una lezione nella vita. Ho incontrato persone anche ben più famose ma devo stare attento a non dimenticare le mie origini. Che è un po’ il messaggio che ci vuole dare Papa Francesco”. 


(Antonella Palermo)