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L'Ue rimprovera l'Italia. Renzi: no ad austerity suicida

Il Palazzo della Commissione Europea a Bruxelles - ANSA

Il Palazzo della Commissione Europea a Bruxelles - ANSA

La bozza della legge di bilancio dell’Italia per il 2017 rischia di non rispettare i requisiti del Patto europeo di stabilità e crescita, in particolare riguardo a deficit e debito pubblico. A scriverlo è la Commissione Ue nel comunicato che riassume l’opinione sulla manovra del governo Renzi, in cui Bruxelles raccomanda al contempo una “politica espansiva” dell’Eurozona. Ce ne parla Giada Aquilino:

Il rischio per la manovra 2017 è quello di “una deviazione significativa dall'aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine”. Lo stesso accade per Belgio, Cipro, Lituania, Slovenia e Finlandia. Il giudizio è rinviato a primavera, anche se a breve ci sarà un rapporto sul debito per Belgio e Italia. Il commissario agli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, spiega che, nel caso di Roma, si terrà conto delle spese sostenute per il sisma e l’emergenza migranti e che il dialogo al riguardo 'prosegue'. Bruxelles invita comunque il governo italiano a “prendere le misure necessarie” durante l'esercizio di bilancio per rispettare le regole, perché il saldo strutturale del Paese è in peggioramento anche con una flessibilità extra. Per l'insieme dell'Eurozona la commissione ha raccomandato una “politica espansiva”. Il premier Matteo Renzi ha parlato di “ragionamento filosofico suicida” a proposito dell’austerity, assicurando che non si taglierà sulle opere pubbliche, che danno “possibilità di crescita”. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha commentato che se nell'Ue si va verso la fine dell’austerità il merito è anche dell’Italia.

Il premier Renzi dice dunque basta all'austerity suicida e annuncia la decontribuzione totale per chi assume al Sud. Dalla Grecia un messaggio all’Europa ad abbandonare l’austerità è arrivato anche da Barack Obama, che ha incontrato il premier greco Tsipras nel corso delle sue ultime visite da presidente. Per un commento ascoltiamo Alberto Quadrio Curzio, economista e presidente dell’Accademia dei Lincei, al microfono di Michele Raviart:

R. – Il messaggio è molto chiaro, perché gli Stati Uniti dopo aver determinato la grande crisi hanno scelto una duplice strategia economica: da un lato, con una forte politica monetaria per facilitare l’afflusso di moneta al sistema produttivo, hanno salvato parecchie banche; ma dall’altro lato hanno messo ben presto in atto una politica di espansione fiscale attraverso investimenti pubblici, il supporto di alcune imprese industriali in difficoltà. L’Europa ha fatto solamente una scelta, quella di un forte irrigidimento dei vincoli di bilancio; successivamente, ancora, è intervenuta la politica monetaria che di giorno in giorno si è allargata ma che non ha fatto praticamente nulla sul lato della politica fiscale per stimolare, spingere gli investimenti e quindi la crescita economica. Quindi la differenza è notevole. Noi in Europa, più o meno, siamo usciti dalla crisi nel 2013; gli Stati Uniti, invece, erano già usciti nel 2010.

D. - Le parole di Obama arrivano a mandato finito e con Trump che ha appena vinto le elezioni. Questo, è un messaggio anche alla nuova amministrazione?

R. - Per ora le dichiarazioni del neopresidente non mi sembrano particolarmente interpretabili; quindi bisognerà aspettare, anche se bisogna tener conto che la situazione americana è profondamente cambiata dopo la crisi del 2009.

D. - Intanto l’Unione Europea in questi giorni ha avviato la procedura per l’approvazione delle modifiche di bilancio fino al 2020. L’Italia ha votato “No”. Che cosa significa questa presa di posizione?

R. - La richiesta dell’Italia è fondata: investimenti, problema dei migranti, ricerca, occupazione dei giovani … Sono tutti valori in sé e valori anche di natura economica. Detto questo, il bilancio comunitario, il quadro finanziario poliennale, è piuttosto rigido. Bisognerà vedere come si riesce a modificare. Il principio che Renzi afferma, cioè che chi non accetta le regole comuni di solidarietà non può poi beneficiare di sostegni marcati, mi pare un principio condivisibile. Esiste una solidarietà europea, i migranti vengono ripartiti per quote; queste quote devono essere in qualche modo accettate dai Paesi partecipanti.

D. - La Commissione europea ha affermato che sei Paesi tra cui l’Italia non hanno rispettato le regole di bilancio. Questi parametri possono ancora garantire l’Europa o c’è bisogno di una modifica?

R. - C’è bisogno di una modifica perché non basta fare un’analisi accuratissima, rigorosa, prescrittiva e in taluni casi con meccanismi eventualmente punitivi dal punto di vista monetario; ci vuole anche una strategia di sviluppo economico. L’Europa su questo devo dire che riflette, elabora, ma non giunge ad una conclusione soddisfacente. Non è possibile pensare ad una situazione in cui si usa solo parte della strumentazione di politica economica, la politica di rigore di bilancio e la politica monetaria, ma non c’è una vera e propria politica di sviluppo.