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Papa Francesco \ Viaggi e Visite

Ex-sacerdote: visita del Papa segno per tutta la Chiesa

Papa Francesco, in visita a un gruppo di famiglie di sette ex-sacerdoti, che hanno lasciato l'abito per sposarsi, nel quartiere romano di Ponte di Nona  - ANSA

Papa Francesco, in visita a un gruppo di famiglie di sette ex-sacerdoti, che hanno lasciato l'abito per sposarsi, nel quartiere romano di Ponte di Nona - ANSA

Un vescovo che mi cerca

“La prima reazione è stata di meravigliata e piacevole sorpresa perché, per la prima volta, un vescovo mi cercava. E poi il vescovo di Roma, non uno qualsiasi! Perché, in tredici anni, non ero mai stato cercato in questo modo. Perciò, indipendentemente dal fatto che avrei incontrato il Papa, mi ha colpito il fatto che Francesco cercasse di incontrare persone come me, che vivono in una situazione un po’ particolare. Mi sono sentito in passato un po’ escluso e quindi questo interessamento mi ha colto un po’ di sorpresa”.

Andrea Vallini, ex-parroco della diocesi di Roma, era in quel gruppo di persone che hanno lasciato il sacerdozio che Papa Francesco ha voluto incontrare in un appartamento romano a Ponte di Nona, l’11 novembre scorso, come visita conclusiva della serie dei ‘venerdì della misericordia’ che hanno caratterizzato il tempo giubilare. Ai microfoni di Radio Vaticana rilegge il significato di quel gesto del Papa nel contesto dell’anno della Misericordia.

Gesto gratuito, di misericordia

“Sinceramente, io non conoscevo neanche bene questa tradizione dei ‘venerdì della misericordia’, ma penso che non ci sia atto più misericordioso che andare in visita alle persone che si sentono più lontane e non tanto per loro volontà”. “Certo, inizialmente, quando uno compie una scelta di questo genere è portato un po’ a nascondersi, perché non è che si può andare orgogliosi di una cosa simile. Però, poi magari si avrebbe piacere di essere cercati. E, sicuramente, quello del Papa è stato un atto di misericordia tra i più grandi, anche perché è stato gratuito, inaspettato. Per cui s’inserisce perfettamente nel contesto giubilare”. “Bisogna inoltre tener presente che io proprio quest’anno ho fatto domanda per la dispensa, per ottenere il passaggio allo stato laicale. E questo perché avevo pensato di celebrare quest’anno della misericordia proprio ricevendo dalla Chiesa questo gesto misericordioso, questo atto di grazia. Fino a gennaio scorso non avevo fatto una domanda ufficiale di dispensa dagli obblighi del ministero e del celibato. Ora, per motivi burocratici, non ho ancora ricevuto la dispensa: la pratica è stata inviata alla Congregazione ma non ho avuto una risposta. Però ho colto in questa visita del Papa un segno della bontà e del misterioso disegno misericordioso di Dio che a volte ci sorprende, in modo inaspettato”.

La Chiesa non può escludere

“Il Papa – prosegue Andrea Vallini – ha avuto con noi un atteggiamento di assoluto rispetto ed è stato proprio questo che mi è piaciuto particolarmente”. “Ha parlato molto poco. Ha ascoltato noi che parlavamo e mi è sembrato un momento in cui voleva farci sentire soprattutto che c’era vicino e che non ci giudicava”. “Una frase che ha pronunciato il Papa durante il nostro incontro mi è piaciuta particolarmente: ‘La Chiesa non può permettersi di escludere nessuno perché abbiamo bisogno di tutti’.

Bisognosi di accoglienza

“Le due parole che Francesco ha usato sono ‘accoglienza’ e ‘inclusione’. Ci ha detto che la Chiesa non può permettersi di escludere nessuno e ha aggiunto:‘Sono venuto da voi perché siete persone che hanno particolarmente bisogno di essere accolte’. Dunque, l’accoglienza che noi riceviamo e l’inclusione che la Chiesa deve offrire a tutti: delle parole che ha detto il Papa in quell’occasione, e non sono molte, queste sono quelle che mi sono rimaste più impresse”.

Accogliere non è contro la dottrina

“Credo che questo gesto di Francesco abbia avuto un significato profondo anche per i tanti ex-sacerdoti che ci sono nelle diocesi di tutto il mondo. Questo Papa parla poco con le parole e molto con i gesti. E penso che questo gesto simbolico, di cui io sono stato immeritatamente l’occasione, non sia casuale”. “Penso che il Papa abbia voluto dare un segno a tutta la Chiesa, e quindi a tutti i vescovi, che l’accoglienza e l’inclusione non sono segno di lassismo o rilassatezza o d’impoverimento della dottrina o dei principi, ma sono un mezzo per avvicinare tutti. D’altronde è il segnale che Francesco ha già dato per situazioni ancora più penose delle nostre con i gesti rivolti ai divorziati risposati. Io metto il mio caso in questa stessa linea dell’atteggiamento del Papa, visto che nella Chiesa le due vocazioni principali sono quelle alla castità e al matrimonio, i due sacramenti della vita adulta del cristiano. Ma siccome non possiamo pensare che tutte le cose vadano sempre lisce come si vorrebbe, è giusto che ci sia un atteggiamento di non giudizio e di accoglienza anche verso coloro che si trovano ad aver sbagliato. Perché alle volte nella vita una persona sbaglia, ma poi si ritrova nell’errore senza volerlo, vorrebbe cambiare. E sentirsi giudicati in eterno, quando magari Dio non lo fa, è un po’ faticoso, a volte”.  

Una festa tra amici

“Comunque l’incontro si è svolto davvero in un clima semplice, di commozione e di festa. Il Papa ha davvero la capacità di mettere tutti a suo agio. Io, che ero il padrone di casa, avevo fatto preparare dei biscotti da alcune mie amiche. Francesco, durante la sua visita, ne ha assaggiato uno e poi, alla fine, andando via, mi ha detto: ‘Dica alla sua amica che quei biscotti sono molto buoni!'. Sembrava un party fra amici più che una visita del Papa!”.    


(Fabio Colagrande)