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Ragazza ibernata dopo la morte: il commento del prof. D'Agostino

Ragazza britannica ottiene di essere ibernata dopo la morte - EPA

Ragazza britannica ottiene di essere ibernata dopo la morte - EPA

Continua a suscitare commenti e dibattiti il caso di una 14enne britannica, malata terminale di cancro, che ha ottenuto il diritto di essere ibernata subito dopo la morte, tramite criogenesi, negli Stati Uniti. Lo ha stabilito un giudice dell'Alta Corte di Londra. La ragazza aveva inviato una lettera al tribunale chiedendo di avere una chance di essere curata e risvegliata, anche tra 100 anni. Così, il corpo è stato trasportato da Londra negli Usa e congelato da una società privata specializzata al costo di 37 mila sterline. Le prime ibernazioni umane risalgono agli anni Sessanta. Ma è una pratica che non ha alcun fondamento, secondo la comunità scientifica. Ascoltiamo il commento del prof. Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, al microfono di Stefano Leszczynski:

R. – È una notizia emotivamente forte. Però è palese che è anche una notizia scientificamente infondata, perché basta conoscere un minimo le cose dal punto di vista scientifico che ci possiamo rendere conto che questa speranza è priva di qualunque fondamento: la speranza di poter essere scongelati in un futuro, più o meno lontano, guariti dalla patologia che ci ha portato alla morte e reimmessi nel processo della vita. Però, dietro questa notizia, ci sarebbe l’opportunità di una meditazione molto forte, che però vedo che mediamente viene rimossa dai giornali: il desiderio di immortalità, che, in questo caso, viene delegato ad una scienza che non vi potrà mai dare una risposta positiva, ma che in altre epoche era invece in qualche modo soddisfatta dalla speranza cristiana di un’altra vita, al di là della vita fisica che stiamo tutti sperimentando. Questo tema di un’altra vita – ma diciamolo pure: usiamo parole che oggi potrebbero sembrare addirittura fuori corso – la speranza di una vita in Paradiso oggi viene ampiamente frustrata o addirittura rimossa; quando questa è l’essenza della questione: la nostra vita non ci basta, al di là del fatto che possa essere troncata in anni precoci, come questa povera ragazza di 14 anni, o esaurirsi in un’età molto avanzata. Questa nostra vita non ci basta. Abbiamo bisogno della speranza di un’altra vita. Ma la cosa importante è che questa speranza non deve essere alimentata da illusioni scientificamente infondate: deve trovare una forte radice nella spiritualità.

D. – Professore, qui c’è un altro elemento, mi sembra, eticamente molto importante: il fatto che sia intervenuto il diritto – una Corte – per stabilire che la volontà di questa ragazza di essere congelata nella speranza di una cura futura, venisse rispettata…

R. – Tecnicamente, il giudice è intervenuto perché era sorto un dissidio tra i genitori della ragazza: la madre voleva ibernarla, il padre no. E in una situazione di dissidio, l’intervento del giudice è praticamente necessario. Però, al di là di questo dato tecnico, è aberrante che un sistema giuridico possa intervenire a gamba tesa nel prendere posizioni su queste questioni che non sono giuridiche, ma sono antropologiche, psicologiche, emotive, ma – ribadisco – non sono giuridiche; così come non sono neanche propriamente mediche.

D. – Professore, come mai allora si parla tanto di questo sistema di conservazione dei corpi? E perché, soprattutto, si è creato un vero e proprio mercato? Perché c’è un business dietro questa vicenda e neanche di poco conto…

R. – Mi viene voglia di citare una famosissima battuta di Chesterton che conoscono quasi tutti: “Quando si smette di credere in Dio, si crede a qualunque cosa!”. Ecco, la crisi, tipica dell’Europa occidentale, del mondo secolarizzato – la crisi di fede – non si è trasformata in una visione lucida, fredda, razionale, del mondo: si è trasformata nel sorgere dirompente, irrefrenabile, di mille forme di idolatria e di illusione parareligiosa. L’idea che la scienza possa prometterci una vera e propria “resurrezione biologica” – perché di questo si tratterebbe – è una delle tante conseguenze dello smarrimento, tipicamente occidentale, dell’idea di Dio.