Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Società \ Cultura e arte

La morte di Vittorio Sermonti: grande divulgatore di Dante

Vittorio Sermonti - ANSA

Vittorio Sermonti - ANSA

Lutto nel mondo della cultura. È morto ieri sera a Roma il più grande divulgatore di Dante Alighieri e pioniere delle letture pubbliche della Divina Commedia. Parliamo di Vittorio Sermonti scrittore, poeta, attore e regista. Aveva 87 anni. “Una personalità di grande sapienza” lo ha definito il Ministro dei beni e delle attivita' culturali Franceschini. La passione per Dante era nata in tenera età grazie alle letture del padre e all’incontro con personaggi illustri. Per un ricordo, Sabrina Spagnoli ha sentito Pierantonio Frare docente di Letteratura italiana alla Cattolica di Milano:

R. – Sermonti, oltre che per le sue opere creative e per la sua attività di attore e di regista, direi che è diventato noto al grande pubblico soprattutto quando ha fatto le letture della Divina Commedia a Milano, davanti a Santa Maria delle Grazie: è stata una operazione di grande valore intellettuale e di grande valore divulgativo. Naturalmente è difficile attribuire in assoluto meriti di questo genere, però certamente è stata un’ operazione che ha avvicinato molto il grande pubblico a Dante. Ricordo che, ogni volta, c’erano più di mille persone che ascoltavano in religioso silenzio e non solo la lettura – che era molto bella – ma anche la spiegazione del Canto, che a volte aveva anche una sua complessità, perché va comunque riconosciuta anche una validità critica nell’ambito della critica dantesca a quelle sue letture e interpretazioni. D’altro canto, poi, Sermonti non era nuovo a queste cose: aveva già cominciato tanti anni prima, quando lavorava alla Rai, con le sue letture, che erano in realtà il frutto di trasmissione che aveva condotto su Radio 3, in cui spiegava e leggeva tutti i Canti della Divina Commedia.

D. – Che tipo di lettura ha dato di Dante? Quali aspetti ha evidenziato? E com’è stato il suo approccio, che lo ha reso unico?

R. – Secondo me è stato capace di restituire e di rendere, in un certo senso, anche più chiaro il dettato di Dante e quindi più comprensibile. Sappiamo bene che non tutti i Canti della Commedia sono facili e non tutte le parti sono facili… La sua lettura era insieme molto rispettosa nel testo e molto attenta a restituire anche i valori profondi. E, secondo me, questo è uno dei motivi del suo successo. Poi si ascoltava la lettura critica che ne dava e si capiva quanto studio, quanta attenzione c’era dietro. Del resto tra i suoi maestri dichiarati di dantistica c’erano nientemeno Gianfranco  Contini e Cesare  Segre: quindi due studiosi di assoluto valore.

D. – Che tipo di rapporto c’era con i giovani, in relazione alla rilettura di Dante? Come lo ha reso attraente?

R. – La risposta è data dai numeri delle persone che erano lì: era un pubblico naturalmente vario, anche per età; però la percentuale di persone giovani presenti era molto alta. Il testo di Dante ha una forza narrativa che continua ad avvincere grandemente. Il merito di Sermonti è stato proprio quello di metterla in valore, di raccontare ogni Canto, perché ogni Canto racconta una storia o più storie; Sermonti è stato capace di mettere in valore queste storie, che vengono raccontate, e di trascinare chi ascoltava dentro questa ricchezza della storia.