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Il Papa invia 6 milioni di euro per la crisi umanitaria in Ucraina

Una bambina in fuga da Donetsk

Una bambina in fuga da Donetsk

Di fronte alla crisi umanitaria in Ucraina, che dall’inizio del conflitto, nel 2014, ha visto 9.758 morti e oltre 22 mila feriti, il Papa sta portando un aiuto concreto alla popolazione. Dei 12 milioni di euro raccolti il 24 aprile scorso, con la colletta voluta dal Pontefice nelle chiese europee, quasi sei milioni sono in corso di stanziamento. Eugenio Murrali ha intervistato mons. Giovanni Pietro Dal Toso, segretario del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, che sta gestendo la distribuzione dei fondi:

R. – Ci sono stati due viaggi da parte del nostro Pontificio Consiglio, attraverso i quali abbiamo messo in piedi un piccolo Comitato tecnico, a Zaporizhia. E non posso anche non menzionare che, nel giugno di quest’anno, anche il cardinale Segretario di Stato, mons. Pietro Parolin, ha fatto una visita in Ucraina per dare una visibilità concreta anche alla vicinanza del Papa alla popolazione ucraina. È arrivata questa prima tranche di aiuti perché ci sono stati degli incontri con parrocchie, organizzazioni, comunità di diverse appartenenze religiose, ai quali si è spiegato come si può accedere ai fondi.

D. – Con quali criteri avete selezionato, attraverso il vostro Comitato tecnico, le proposte?

R. – Prima di tutto, il criterio doveva essere quello degli aiuti umanitari: per esempio garantire la sopravvivenza, poter offrire programmi di riscaldamento, garantire medicinali, il funzionamento quindi di ospedali, con la cura medica di tante persone che sono abbandonate a se stesse. Poi c’è anche il problema dei profughi, perché, anche se questo è meno noto, in Ucraina esistono due milioni di profughi che si sono allontanati dalle zone di guerra e si sono in parte riversati su Kiev o sulle zone di confine, e non hanno ancora un luogo stabile dove stare. Noi abbiamo voluto applicare alcuni criteri: i progetti devono essere comunitari, cioè non portati avanti da singole persone. Un altro criterio è la distribuzione geografica, un altro ancora è che non si facesse distinzione di appartenenza religiosa. Abbiamo escluso progetti di costruzione o di ricostruzione, perché ci sembrava che in questa prima fase la cosa più importante fosse garantire la sopravvivenza. In questo periodo, abbiamo avuto una grande collaborazione anche con alcune entità delle Nazioni Unite, le quali avevano anche una maggiore possibilità di accesso anche in zone difficili.

D. – Come continuerete a vigilare su questi progetti?

R. – Innanzitutto, con il Comitato tecnico che continua a lavorare alacremente, accompagnato e sostenuto dal nunzio apostolico in Ucraina, mons. Gugerotti. Il Comitato tecnico si incaricherà di inviare il denaro concretamente a questi progetti, e poi di valutare la loro effettiva realizzazione.

D. – Alla fine di questa selezione, voi siete arrivati a 20 progetti di larga scala e 39 iniziative di solidarietà…

R. – Abbiamo stabilito tre forme di progetti: i primi per le immediate necessità, che a volte si presentano e che non hanno bisogno di molta burocrazia: ci sono  villaggi in cui mancano beni basilari. Per gli aiuti più strutturati, abbiamo diviso i progetti in due tipologie: i progetti piccoli e quelli più grandi. Progetti piccoli significa progetti fino a 20mila euro, quelli grandi fino a 250mila euro. L’iniziativa adesso ha visto l’utilizzo di una prima tranche di aiuti: dovremo vedere, nel prossimo futuro, anche di continuare con l’utilizzo del denaro arrivato, individuando nuovi progetti e nuove necessità.

D. – C’è stata una particolare attenzione ai minori nelle vostre scelte?

R. – Certamente. Abbiamo visto che la questione educativa resta sempre centrale nelle situazioni di crisi. Quindi anche in questa crisi abbiamo voluto garantire ai bambini un'attenzione speciale.