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Scossa vicino Spoleto. Boccardo: c'è paura ma la gente reagisce

Mons. Boccardo con il Papa a Norcia il 4 ottobre 2016 - ANSA

Mons. Boccardo con il Papa a Norcia il 4 ottobre 2016 - ANSA

Molta paura in Centro Italia dove nella notte si sono registrate otto nuove scosse di terremoto che fortunatamente non hanno causato feriti e grossi danni materiali. La scossa più forte è stata di magnitudo 4.1 nei pressi di Campello sul Clitunno, a pochi chilometri a nord di Spoleto. Secondo gli esperti si tratterebbe di una nuova faglia, distinta da quella che ha provocato il terremoto del 24 agosto scorso. Intanto una buona notizia è che i terremotati verranno ricevuti da Papa Francesco il 5 gennaio prossimo per una udienza speciale. Fa il punto della situazione - al microfono di Giulia Angelucci - il vescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo:

R. – La situazione rimane quella di una certa apprensione e preoccupazione, perché questo terremoto non arriva alla fine... Per fortuna non ci sono danni materiali tanto gravi: qualche lesione negli edifici; qualche edificio, che era stato già lesionato con le scosse precedente, ha riportato delle ferite più gravi… Ma nulla di troppo tragico! La cosa che è invece da rilevarsi credo sia lo stress al quale tutta questa gente continua ad essere sottoposta proprio da questo ripetersi delle scosse.

D. – Quali misure si stanno adottando per fronteggiare le temperature più rigide?

R. – Per fortuna nelle zone più gravemente toccate dal sisma – i comuni di Norcia, di Cascia e di Preci – tutte le persone hanno trovato una sistemazione più sicura, sia nelle roulotte che nei container, in attesa di avere poi le cosiddette casette di legno in primavera. E questo permette alla gente di acquistare anche una maggiore sicurezza. E’ importante che anche il tessuto umano non si disgreghi: è necessario ritrovare dei luoghi di vita. E grazie all’intervento di Caritas Italiana si stanno costruendo, in queste zone, i cosiddetti “centri di comunità”, degli edifici di un solo piano e certamente antisismici, che possono servire da luogo di incontro, da punto di riferimento per la gente, che può ritrovarsi insieme per condividere qualche momento di distensione, ma anche per la preghiera comune e per la celebrazione dei Sacramenti o per un momento di scambio e di conversazione libera.

D. – Come sono state vissute le feste natalizie da queste famiglie?

R. – Ci sono state naturalmente le celebrazioni liturgiche nelle tende o nelle tensostrutture, che adesso stiamo utilizzando come luoghi di culto. C’è stata una bella partecipazione. Qualcuno diceva “Sarà il Natale più brutto della nostra vita!”: io direi che è stato invece un Natale più vero. Si è sperimentata la precarietà, l’insicurezza che anche la Famiglia di Nazareth, anche lo stesso Figlio di Dio fatto uomo ha sperimentato. Celebrare le feste natalizie in questo clima ci ha fatto sentire una maggiore vicinanza al Mistero del Natale. Un messaggio di vita nuova, di rinascita, di ricostruzione… Alcune immagini che ho visto rappresentavano l’insieme delle nostre chiese crollate o distrutte e in mezzo c’era l’immagine del Bambino Gesù, come a dire che da queste rovine, con l’aiuto della grazia di Dio e con la buona volontà degli uomini, si può ricostruire, si può ripartire.

D. – Che progetti ha la diocesi per queste persone?

R. – Tramite la Caritas diocesana stiamo andando in aiuto agli allevatori e a piccoli imprenditori. In parallelo i centri pastorali, perché purtroppo non possiamo più parlare di chiesa parrocchiale o di locali parrocchiali, che non ci sono più sia a Norcia che a Cascia che nel comune di Preci, e lì si svolge – per quanto possibile – l’attività della parrocchia: è importante che si torni ad una certa normalità. Non si può vivere in un continuo stato di emergenza! Quindi ci sono diverse attività della parrocchia che, piano piano, ritornano ad un regime quotidiano di normalità.

D. – Mons. Boccardo, Papa Francesco incontrerà di nuovo i terremotati in Vaticano il 5 ottobre…

R. – Siamo stati piacevolmente sorpresi da questo invito che ci è arrivato: “Il Santo Padre desidera incontrare i terremotati”. E dopo la sua visita ai luoghi del terremoto, il 4 ottobre, dopo la sua partecipazione anche attraverso quei contatti telefonici che ha voluto avere con noi vescovi, dopo questi tanti gesti di vicinanza, credo che sarà un momento di famiglia, nel quale quella vicinanza e quella prossimità che il Papa ha manifestato più e più volte si farà nuovamente visibile e anche sperimentabile. Il Papa con le persone che portano direttamente o indirettamente le conseguenze e le ferite di questo terremoto. E certamente la parola del Papa sarà una parola di consolazione, di speranza e non soltanto di vicinanza, di chi abbiamo tanto bisogno…