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Gabrielli: l'Italia non è indenne dal pericolo terrorismo

Munizioni sequestrate all'Is - ANSA

Munizioni sequestrate all'Is - ANSA

Per uscire dal pericolo terrorismo passeranno decenni e forse generazioni. Inutile illudersi: prima o poi anche l’Italia pagherà un prezzo. A dirlo è il capo della polizia, Franco Gabrielli, in due interviste pubblicate oggi in prima pagina da “Il Giornale” e dal “Quotidiano nazionale”. Affermazioni crude che suscitano stupore o fotografano una realtà già nota? Adriana Masotti ha sentito Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla sicurezza internazionale dell’Università Luiss di Roma e membro della Commissione istituita dal governo italiano per lo studio del terrorismo jihadista:

R. – Ma no, non sono sorpreso in alcun modo: io da tempo dico che l’Italia rischia di subire un attentato terroristico con riferimento con quello che accade in Libia. A questo pericolo io aggiungerei anche il fatto che la polizia italiana ha ucciso per la prima volta un militante dell’Is, il terrorista di Berlino che è stato ucciso a Milano, Anis Amri. Perché la logica delle organizzazioni jihadiste, in particolare dell’Is, si riassume nelle formula: “colpiamo coloro che ci colpiscono”. Pertanto i Paesi occidentali che sono percepiti come Paesi che aggrediscono, in genere sono anche quelli più esposti. L’Italia non ha – a mio giudizio – molto da temere con riferimento a quello che sta accadendo in Siria e in Iraq; ha molto da temere con riferimento a quello che sta accadendo in Libia, perché l’Italia ha avuto un ruolo determinante nell’instaurazione di questo nuovo governo, guidato da al Sarraj. E agli occhi dell’Is questo non va bene, perché dopo l’instaurazione di quel governo è incominciata una campagna di bombardamenti  aerei da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi. L’Italia non ha partecipato a questa campagna di bombardamenti, ma comunque ha avuto un ruolo politico determinante in tutto quello che è accaduto in Libia negli ultimi mesi.

D. – Sbattere in faccia – diciamo così – apertamente un pericolo reale, secondo lei rischia di accrescere l’allarme nell’opinione pubblica?

R. – Non credo proprio, per niente, che il pubblico italiano sia ingenuo, da questo punto di vista …Le immagini le vediamo tutti e tutti sappiamo che i Paesi occidentali sono esposti. E’ anche vero che non tutti i Paesi sono esposti allo stesso modo, perché l’Is ha una gerarchia dell’odio, e l’Italia finora non è stata in cima a questa classifica che è occupata da Paesi che sono maggiormente impegnati nella lotta frontale contro l’Is, come la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Turchia.

D. – Il fatto che l’Italia per il momento sia rimasta indenne da attentati, Gabrielli lo addebita anche al lavoro di prevenzione, ottimo, dice; al fatto che non ci siano gravi sacche di marginalizzazione in Italia e che i sospetti terroristi vengono espulsi subito. Condivide?

R. – Condivido del tutto le sue affermazioni sull’intelligence italiana; credo però che queste lodi debbano essere attenuate da una costatazione, cioè che allo stato attuale noi non possiamo eccedere nelle lodi per la semplice ragione che non abbiamo mai potuto, per nostra fortuna, smantellare la pianificazione di un attentato terroristico contro una città italiana, come è accaduto il 13 novembre 2015 a Parigi; l’altro punto su cui sono meno d’accordo con Gabrielli è sul fatto che in Italia non esisterebbero delle sacche gravi di marginalizzazione di immigrati: di certo, l’Italia è in una condizione migliore, da questo punto di vista, rispetto alla Francia, rispetto al Belgio. Ma anche in Italia esistono sacche di marginalizzazione, di esclusione che sono potenzialmente pericolose.

D. – In queste interviste, il capo della polizia parla anche dei Cie, che secondo lui sono necessari, parla dei rimpatri riguardo ai richiedenti asilo e dei migranti. Ma non è pericoloso mettere insieme così, strettamente, la questione terrorismo con la questione immigrazione?

R. – Ma … è un dato di fatto che il legame è forte. Se lei considera Mohamed Boulel, l’autore della strage di Nizza del 14 luglio scorso: proveniva dalla Tunisia; se lei prende il caso di Anis Amri, era un ragazzo approdato sulle coste italiane con i barconi nel febbraio 2011 … per cui, esiste una relazione tra l’immigrazione e il terrorismo. Questo non vuol dire che tutti gli immigrati siano terroristi; però senz’altro ci sono dei terroristi che sono immigrati.

D. – Però dobbiamo anche dire che gli immigrati-terroristi sono alcuni di fronte a migliaia di arrivi: come dire, in una società c’è sempre il criminale …

R. – Questo è fuori discussione: lungi da me l’idea di chiedere la chiusura delle frontiere nei confronti dei migranti. Dico soltanto che se noi vogliamo affrontare in modo efficace il problema dal punto di vista della sicurezza nazionale, è chiaro che il sistema che noi stiamo predisponendo è un sistema che fa acqua da tutte le parti. Quello che poi lei dice è assolutamente vero: da un punto di vista statistico, il terrorismo è – in Italia, soprattutto – un fatto inesistente. La verità è che i nostri migranti non gridano: “Forsa Is”, gridano: “Forza Occidente”, perché sono persone che cercano le libertà delle democrazie liberali e scappano – non a caso – dai regimi autoritari. La gran parte dei migranti che arrivano in Italia provengono dalla Nigeria e un’altra parte imponente dall’Eritrea, dove c’è un terribile dittatore che si chiama Afewerki …

D. – Ancora una domanda riguardo alle interviste di Gabrielli. Lui conclude così: “Il pericolo non deve toglierci la nostra libertà: saremmo sconfitti solo se ci lasciassimo condizionare nella nostra quotidianità” .

R. – Sono parole che, in linea di principio, condivido. E’ chiaro che noi abbiamo il problema di preservare le libertà liberali; sul piano pratico è più difficile calare nella realtà questo invito. E’ chiaro che le persone che temono di subire un attentato terroristico sono per forza di cose costrette a modificare alcuni aspetti della loro vita quotidiana: non possiamo pretendere che le persone non abbiano paura e che non adeguino i loro comportamenti a questa paura …