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Maltempo: ondata di gelo in Europa, vittime tra i profughi

Il maltempo è arrivato anche in Europa occidentale, con nevicate e forti venti. - ANSA

Il maltempo è arrivato anche in Europa occidentale, con nevicate e forti venti. - ANSA

Continua il maltempo sull’Europa occidentale, colpita da una tempesta di ghiaccio che sta causando interruzioni di corrente in molte case, abbattendo gli alberi e interrompendo alcuni servizi ferroviari. Tra le zone maggiormente colpite, la Francia la Germania e l’Inghilterra. Forti disagi nei campi profughi in Grecia, a causa delle nevicate dei giorni scorsi. Il servizio di Marina Tomarro:

Sono oltre 237 mila le case che in Francia a causa del maltempo sono rimaste senza elettricità. Una donna è rimasta schiacciata da un albero, caduto a causa del forte vento. Ma interruzioni di corrente e incidenti vari si sono verificati anche nella Germania meridionale. Il vento e la neve hanno costretto l'aeroporto di Francoforte alla cancellazione di 125 voli. Evacuazioni di massa sono in corso sulla costa orientale dell'Inghilterra, dopo che il servizio meteorologico ha avvertito sui rischi di inondazione. Allertati anche i residenti  delle coste belghe. Finora l'ondata di freddo in Europa ha provocato la morte di oltre 65 vite, per la maggior parte migranti e persone senza fissa dimora. E continua ad essere preoccupante anche la situazione nei campi profughi in Grecia colpita violentemente nei giorni scorsi dal maltempo. Nella zona di Salonicco, a causa della neve caduta, in molti campi le tubature sono gelate, non c’è elettricità e il riscaldamento è incostante. Ascoltiamo il commento di Stefano Argenziano coordinatore dei progetti di Medici Senza Frontiere per la migrazione:

R. – Dalle isole greche, passando da Salonicco, dalla Bulgaria, arrivando fino a Belgrado non possiamo che testimoniare il fallimento delle politiche europee e soprattutto non possiamo che costare che chi paga il prezzo del fallimento di queste politiche europee sulla migrazione sono migliaia di persone, decine di migliaia di persone che sono rimaste bloccate in condizioni disumane, considerando che si tratta di persone portatrici di vulnerabilità specifiche e di difficoltà di varia natura. Si può parlare di una situazione in cui poco si è fatto nel momento in cui la Rotta Balcanica è stata ufficialmente chiusa dai Paesi europei; poco si è fatto per garantire delle condizioni di accoglienza degne. Adesso tale situazione è esplosa, con un freddo da record che si è registrato sulla zona. Ma la responsabilità sta nell’incapacità e nella mancanza di volontà nell’offrire delle condizioni di accoglienza che dovrebbero essere semplici: parliamo di 60 mila persone in Grecia, di alcune migliaia in Serbia e di 15 mila in Bulgaria.

D. – Quali sono in questo momento le maggiori criticità di questi campi profughi?

R. – Anzitutto per quello che riguarda un tetto sulla testa, per così dire: parliamo di situazioni in cui la maggior parte delle persone sono ancora ospitate in tende. A Salonicco abbiamo avuto a che fare con soluzioni definite “non adeguate neanche per animali”; in Serbia abbiamo a che fare con una situazione di accoglienza che si limita a fornire un numero insufficiente di posti adatti all’inverso e quindi con una popolazione che ormai deborda e che si ritrova bloccata a Belgrado, in edifici abbandonati come le immagini ci hanno mostrato negli ultimi giorni… Per non parlare poi dell’esigenza medica, che in molti casi è poco coperta: Msf ha dovuto intervenire in Grecia per delle vaccinazioni di massa. Parliamo di esigenze basilari; parliamo di bisogni medico-umanitari che dovrebbero essere garantiti e che tutt’ora non lo sono! Ed è questo il grosso problema…