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Koch: commemorazione Riforma, occasione per promuovere unità

Il card. Kurt Koch - REUTERS

Il card. Kurt Koch - REUTERS

Il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in un lungo articolo sull’Osservatore Romano, spiega il significato della commemorazione comune cattolico-luterana del quinto centenario dell’inizio della Riforma. Il servizio di Sergio Centofanti:

L’incontro del Papa a Lund con i luterani - spiega il cardinale Koch - “non è stato soltanto accolto con gratitudine, ma ha incontrato anche critiche e opposizioni. Mentre, da parte cattolica, si è temuta una deriva protestante del cattolicesimo, da parte protestante si è parlato di un tradimento della Riforma”. Invece - osserva - la commemorazione di questo anniversario “si presenta a entrambe le parti come un gradito invito a dialogare su ciò che i cattolici possono imparare dalla Riforma e su ciò che i protestanti possono trarre dalla Chiesa cattolica come arricchimento per la propria fede”, superando ogni tono fazioso e polemico.

Innanzitutto, spiega il porporato, la pubblicazione delle tesi sulle indulgenze il 31 ottobre 1517 “non deve essere vista come l’inizio della Riforma che ha portato alla divisione dell’unità della Chiesa. Né le tesi vanno considerate come un documento rivoluzionario; esse riflettevano anche una preoccupazione cattolica e si muovevano nel quadro di quanto poteva affermare la stessa teologia cattolica del tempo”. Martin Lutero allora “non voleva assolutamente la rottura con la Chiesa cattolica e la fondazione di una nuova Chiesa, ma aveva in mente il rinnovamento dell’intera cristianità nello spirito del Vangelo. A Lutero premeva una riforma sostanziale della Chiesa e non una Riforma che portasse alla disgregazione dell’unità della Chiesa. Il fatto che, all’epoca, questa sua idea di riforma non abbia potuto realizzarsi è dovuto in buona parte a fattori politici. Mentre, all’origine, il movimento riformatore era un movimento di rinnovamento all’interno della Chiesa, la nascita di una Chiesa protestante è soprattutto il risultato di decisioni politiche”.

Perciò – osserva il cardinale Koch – “poiché il rinnovamento di tutta la Chiesa era il vero scopo della riforma di Lutero, la divisione della Chiesa, la nascita di una Chiesa protestante e la separazione di comunità ecclesiali protestanti dalla Chiesa cattolica devono essere considerati non come un esito positivo della Riforma, ma come espressione del suo provvisorio fallimento”.

La commemorazione del 2017 - sottolinea ancora il porporato - deve essere intesa dunque “come un invito a ritornare alla preoccupazione originaria di Martin Lutero” alla luce di tre concetti chiave. Il primo è la gratitudine per i 50 anni di intenso dialogo tra cattolici e luterani che ha portato alla Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione firmata il 31 ottobre 1999 ad Augsburg: “Poiché proprio in merito alla questione centrale che stava a cuore a Martin Lutero, la questione che condusse nel XVI secolo alla Riforma e in seguito alla divisione della Chiesa, è stato possibile raggiungere un consenso su ‘verità fondamentali’, questa dichiarazione può essere considerata come una vera e propria pietra miliare ecumenica”.

Il secondo concetto chiave è il riconoscimento reciproco delle proprie colpe e il pentimento, in particolare per le guerre religiose scoppiate nel XVI e XVII secolo in Europa “che videro i cristiani combattere gli uni contro gli altri in scontri cruenti, tra i quali ricordiamo soprattutto la guerra dei Trent’anni, che trasformò l’Europa in un mare rosso di sangue”. “Un atto di pentimento pubblico deve pertanto essere parte integrante di un’autentica commemorazione della Riforma. E deve essere accompagnato da quella purificazione della memoria storica a cui ha appellato Papa Francesco dicendo: «Non possiamo cancellare ciò che è stato, ma non vogliamo permettere che il peso delle colpe passate continui a inquinare i nostri rapporti. La misericordia di Dio rinnoverà le nostre relazioni»”.

Il terzo concetto chiave è la speranza che una commemorazione comune della Riforma possa permettere “di compiere ulteriori passi verso una comunione ecclesiale vincolante. Quest’ultima deve rimanere l’obiettivo di ogni sforzo ecumenico e, pertanto, è anche e precisamente a essa che deve mirare la commemorazione della Riforma. Dopo cinquecento anni di divisione, dopo aver vissuto per un lungo periodo in modo contrapposto o parallelo, dobbiamo imparare a vivere gli uni insieme agli altri vincolati più saldamente, e dobbiamo farlo già oggi”.

Sulla Settimana di preghiera per l´unità dei cristiani, ecco la riflessione del cardinale Kurt Koch al microfono di Mario Galgano:

D. - La Settimana di preghiera in se è un fatto straordinario. Non dimentichiamo che tutto il movimento ecumenico, cosi come lo conosciamo ora, è nato da questa settimana di preghiera. La Settimana di preghiera è stato ed è un vascello sul quale naviga l´ecumenismo di oggi. Quest´anno, il tema e le meditazioni sono state affidate al Gruppo di lavoro delle Chiese cristiane in Germania che per ovvi motivi ha cercato di incentrare la settimana sotto l´aspetto dei 500 anni dalla Riforma. Per noi è un momento per pregare per l´unità e soprattutto per la riconciliazione attraverso la memoria. In questa Settimana di preghiera risuonano tre elementi: la gratitudine, la riconciliazione e la speranza. Sotto questi elementi possiamo ascoltare la melodia del ricordo della Riforma.

D. – Nell’ultimo anno abbiamo vissuto eventi storici dal punto di vista ecumenico. Pensiamo all’incontro del Santo Padre con il Patriarca di Mosca Kirill a Cuba oppure il Concilio panortodosso a Creta o la visita a Lund di Papa Francesco per commemorare insieme ai luterani la Riforma. Cosa ci aspetterà in futuro?

R. - In effetti, non abbiamo solamente vissuto l´Anno Santo della Misericordia ma anche un anno dell’ecumenismo. Da questo punto di vista sono molto fiducioso così come lo è Papa Francesco che è un forte sostenitore del ecumenismo. Direi che tutti questi momenti che Lei ha citato sono soprattutto da considerare come inizi di vari percorsi che scopriremo in futuro.