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Convegno ad Assisi a chiusura dei 100 anni degli scout italiani

Si concludono oggi i numerosi eventi celebrativi del centenario dello scoutismo cattolico.  - ANSA

Si concludono oggi i numerosi eventi celebrativi del centenario dello scoutismo cattolico. - ANSA

Si sono conclusi oggi ad Assisi con il convegno dal titolo ‘Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore’ i numerosi eventi celebrativi del centenario dello scoutismo cattolico. Presenti oltre trecento tra dirigenti e semplici iscritti dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani per trarre bilanci e discutere del prossimo futuro. All'incontro è intervenuto anche il cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco: la fede - ha detto - è la luce vera che cambia la vita, non è un'idea o una semplice scuola di fraternità, per questo non bisogna mai togliere la dimensione soprannaturale del Vangelo. Federico Piana ne ha parlato con Marilina La Forgia e Matteo Spanò, presidenti del comitato nazionale dell’associazione:

D. - Marilina La Forgia, ci parli delle parole scelte come titolo del vostro convegno...

R. – Sono le parole della Promessa, che tutti noi abbiamo pronunciato e che chiunque entri nel gioco dello scoutisimo pronuncia: “Prometto, con l’aiuto di Dio, sul mio onore”. In qualche modo è un voler promettere, tutti insieme questa volta: promettere sul nostro onore, un pegno ancora, per 100 anni ancora almeno…

D. – Come si è svolto questo convegno? 

R. – In un clima molto bello, molto carico, carico di spirito positivo. Abbiamo esplorato l’identità pedagogica dello scoutismo cattolico, un po’ alle radici della nostra storica. Abbiamo ripercorso le tappe più significative di questi 100 anni di esperienza di scoutismo cattolico in Italia.

D. – 300 persone hanno partecipato all'evento ...

R. – Sì, sono 300 persone: sono quadri dell’Agesci, sono i responsabili di zona di tutte le regioni di Italia, che vivono quotidianamente la realtà dell’impegno educativo nei territori.

D. – A Matteo Spanò vorrei chiedere, invece, un bilancio di questi 100 anni…

R. – Un bilancio positivo: positivo perché è fatto da uomini e donne che si sono impegnati al servizio della Chiesa, alla servizio delle nuove generazione. E’ un bilancio positivo, perché – come diciamo noi – nel far strada ci sono dei momenti anche di fatica, ma la strada ci ha portato a vette importanti, che sono quelle di contribuire – e Papa Francesco ce lo diceva nell’udienza che abbiamo avuto la grazia di avere, lo scorso anno – anche noi a rendere più bella la Chiesa, portando il nostro pezzo di contributo. E’ importante perché le realtà in Italia sono tante e in questo momento siamo tornati sopra un numero per noi importante di 180 mila associati. E questo vuol dire che c’è un bisogno effettivo di educazione; c’è necessità di ritrovarsi insieme per far dei pezzi di strada insieme. Tutti questi – secondo noi – sono elementi positivi per parlare di 100 anni ben vissuti, con tutte le fatiche e con tutte le questioni che ci possono essere in cento anni!

D. – Quale sarà il futuro?

R. – Il futuro? Il futuro non possiamo ora progettarlo in maniera puntuale e ce lo ha ricordato anche padre Federico Lombardi: a volte non dobbiamo progettare, ma saper cogliere i frutti che sono presenti nel futuro. Quello che vedo già oggi è che c’è un entusiasmo, una presenza di capi giovani, capi presenti sui territori, che vogliono contribuire a continuare questa esperienza e contribuire a partecipare e a servire la Chiesa. Questo è il primo punto. Come sarà non lo sappiamo: le sfide sono tante, il mondo cambia ed è un momento non di crisi ma di cambiamento epocale, come qualcuno ci ricorda. E noi siamo convinti, con speranza, di poter portare il nostro contributo.