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Quebec. Non è scontro civiltà e non è fine multiculturalismo

Cordoglio per le vittime dell'attentato nella moschea di Quebec City - AP

Cordoglio per le vittime dell'attentato nella moschea di Quebec City - AP

 

“Ha ragione il premier Trudeau quando dice che è un attacco ai musulmani ma starei attento a dire che stiamo in una guerra contro i musulmani”, è il commento del giornalista Michele Zanzucchi, direttore del mensile Città Nuova e autore del libro “L’Islam spiegato a chi ha paura dei musulmani”, alla tragedia nella moschea a Quebec City. “Non si può parlare di scontro di civiltà, proprio perché non si può assimilare l’Occidente al mondo cristiano né il mondo arabo con i musulmani”, precisa Zanzucchi. “Ciò che è accaduto in Canada è veramente un anello debole che ha ceduto”.

E’ un atto che segna la sconfitta del multiculturalismo?

“Io credo di no”, risponde Zanzucchi. “Ci sono forze che stanno spingendo per arrivare a creare barriere. Così come ci sono politici che non misurano la gravità delle loro affermazioni. Che un presidente statunitense riprenda le teorie degli ‘stati canaglia’ e le applichi a suo modo, aggravandole nel dare un contenuto religioso alle discriminazioni, ecco, è un atto estremamente grave che bisogna condannare con fermezza. Non vuol dire condannare Trump in toto ma condannare questi atti che servono a creare enormi problemi di relazione nei singoli paesi e tra paesi diversi.

Un attacco alla convivenza

“Questa tragedia dimostra che il terrorismo non ha fede, religione, colore. Che tutti siamo obiettivi di gruppi o individui che hanno un pensiero estremista”, così Ezzedin Elzir, Presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOI), che invita ad creare ponti e confronti: “Dobbiamo essere persone che ragionano con la testa e non con la pancia. Dobbiamo andare oltre le paure. Sicuramente bisogna governare l’immigrazione, il che vuol dire che ci vuole responsabilità. Gli uomini di fede così come gli uomini della politica devono essere responsabili. Invito i politici ad essere responsabili, misurino le loro parole perché le parole feriscono”. E sulla moschea canadese, già presa di mira nei mesi scorsi attraverso episodi intimidatori, precisa che è un luogo aperta al dialogo interreligioso ma che “si trova dove non accettano questo dialogo e si vogliono colpire gli esempi di convivenza. Il nostro obiettivo è allora fare di più proprio in questa direzione e dimostrare che possiamo convivere in pace e armonia. In Quebec è avvenuto un attacco certamente ai musulmani ma direi più in generale un attacco alla libertà”.

Come superare la xenofobia

Sulla medesima linea è anche P. Edoardo Scognamiglio Ofm Conv. Insegna Dialogo interreligioso e Introduzione all’Islam all’Università Urbaniana: “Noi dobbiamo prendere le distanze da tutto ciò che ci allontana dall’altro. Nel momento in cui una democrazia, uno Stato, un presidente, qualsiasi esperienza di gruppo ci fa percepire l’altro come una minaccia, noi non possiamo condividere questo aspetto. In questo momento noi abbiamo bisogno di conferme e di fiducia. Altrimenti non sarà mai possibile superare il fenomeno della xenofobia. Dobbiamo rieducarci al dialogo con l’altro e anche alla fraternità”. E ricorda che “l’intolleranza non è sempre di ispirazione religiosa. C’è una ideologia che porta all’annientamento dell’altro perché non rientra nel mio modello culturale. Lì dove c’è un polo di aggregazione bisogna investire tutte le nostre energie culturali per l’educazione all’accoglienza dell’altro”. 


(Antonella Palermo)