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Coppa d'Africa fa sognare il Camerun, Paese in difficoltà

La festa dei calciatori del Camerun - AFP

La festa dei calciatori del Camerun - AFP

Grande festa del calcio ieri sera a Libreville in Gabon dove si è disputata la finale della Coppa d’Africa. A trionfare è stato il Camerun :una gioia per la tifoseria e per tutto un popolo che sul fronte politico e sociale soffre da decenni per l’avanzata islamista di Boko Haram e per i violenti scontri tra governo e opposizione.Chi è fuggito da questa realtà, come Marc Nanko, oggi mediatore culturale dell’Associazione Africa nel cuore, racconta timori e speranze per il futuro del suo Paese, partendo proprio dalla giovane squadra di calcio . L’intervista è di Gabriella Ceraso:

R. – Vorrei ringraziare questi giovani ragazzi, che hanno ridato orgoglio a tanti altri milioni di ragazzi - soprattutto camerunensi - che non hanno alcun futuro: e questo è dovuto al malgoverno, è dovuto alla corruzione che vivono nel loro Paese. Bisogna ricordare anche che questi ragazzi non li conosceva nessuno: sono partiti dal nulla e sono riuscire a fare un’exploit di questo tipo! Quindi questa è una vittoria che dà speranza ad altri ragazzi, che hanno soltanto bisogno di un po’ di fiducia e di un po’ di considerazione. E questo dimostra anche il talento che hanno, vista anche la ricchezza che questo Paese vanta.

D. – Qual è la ricchezza di questo Paese?

R. – Il Camerun ha quasi 220 mila tribù e questa multiculturalità è una ricchezza per tutto il Paese. Inoltre è uno dei Paesi africani che ha milioni di laureati; ma ci sono anche ricchezze nel sottosuolo - il petrolio, i diamanti, l’oro… ; e poi c’è l’agricoltura.

D. – La violenza delle milizie di Boko Haram quanto pesa sulla gente?

R. – Il vero problema del Camerun adesso è non avere una stabilità interna e una coesione interna. Il mio auspicio è che questo governo che sta al potere da ormai quasi 50 anni, trovi un modo di dialogare, garantendo un’opposizione, che ovviamente deve essere sempre pacifica. Il mio sogno è vedere i  13 milioni di giovani camerunensi avere un lavoro, costruire il loro Paese, poter servire il loro Paese.