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Don Ciotti: con Francesco, Chiesa in prima linea contro la mafia

Don Lugi Ciotti con Papa Francesco - ANSA

Don Lugi Ciotti con Papa Francesco - ANSA

"Convertitevi, fermatevi di fare il male". Sono trascorsi tre anni da quando Papa Francesco levava questo vibrante appello "agli uomini e donne mafiosi". L'occasione era l'incontro con i familiari delle vittime delle mafie, nella chiesa di San Gregorio VII a Roma, promosso da don Luigi Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera,.  Alessandro Gisotti ha chiesto al sacerdote quali frutti sono stati raccolti da quello storico incontro: 

R. – A San Gregorio, in quella chiesa, il colpo di scena che Papa Francesco ha compiuto, avendo mille familiari delle vittime innocenti della violenza criminale mafiosa; ha capovolto improvvisamente il discorso dicendo: “Adesso voglio rivolgermi ai grandi assenti: agli uomini e alle donne delle mafie. Convertitevi e cambiate”. E quel grande gesto già compiuto da Paolo VI rispetto alla Brigate Rosse, “Vi supplico in ginocchio”, Papa Francesco lo ha ripetuto: “Ve lo chiedo in ginocchio: convertitevi e cambiate”. Delle cose sono cambiate, anche perché Papa Francesco, nella continuità di un suo pensiero, mesi dopo è andato nella Piana di Sibari e ha detto: “Chi adora il male è scomunicato”.

D. – Recentemente, nel discorso alla Direzione Antimafia un paio di settimane fa, Papa Francesco ha detto che “bisogna favorire una coscienza di moralità e legalità”; quindi non solo la denuncia del male, ma – ed è forse molto più difficile – il coltivare il bene. Qui la Chiesa quale ruolo può avere, anche nell’esperienza ormai ultradecennale?

R. – Molte cose stanno cambiando. Restano ancora delle sacche; culturalmente, allora vediamo a volte delle cose che ci sconcertano, ma sta crescendo la consapevolezza e il senso della responsabilità. Abbiamo anche dei vescovi più coraggiosi, più forti, più capaci - dei bei segnali -; ma non vorrei che si dimenticasse che anche nel passato c’erano delle contraddizioni, ma c’è anche gente che ci ha sempre creduto e ci ha anche lasciato la vita: don Peppino Diana, don Pino Puglisi… E non posso dimenticare proprio nel 1900, quando don Sturzo disse: “La mafia ha i piedi in Sicilia, ma forse ha la testa a Roma”; e poi aggiunse quella drammatica profezia: “Risalirà sempre più forte e più crudele verso il Nord, fino ad andare oltre le Alpi”. Beh, in quel periodo furono uccisi dei preti, perché si erano impegnati per affermare la dignità, la libertà, la giustizia, la pace.

D. – Nel Messaggio per la comunicazione di quest’anno, Papa Francesco ha detto di puntare sulla logica delle Buona Notizia; certo, senza superficialità, senza un facile ottimismo. Lei che Buona Notizia si sente di condividere su un terreno così duro, a volte freddo, complicato, su cui con “Libera” state seminando da tanti anni?

R. – La Buona Notizia è questa meraviglia: di ragazzi che quando incontrano degli spazi, delle opportunità, delle parole vere, si mettono in gioco, hanno voglia. E la seconda credo che sia questa espressione di Chiesa coraggiosa. Noi abbiamo l’obbligo, la responsabilità, di far emergere il bello che c’è, le cose positive; e per valorizzarle, sostenerle, incoraggiarle. È una dimensione dell’educare; comincia proprio con il dare una mano ai nostri ragazzi a distinguere per non confondere, ad accogliere il positivo che c’è cominciando dalle piccole cose: magari da casa tua, dalla scuola, dal tuo territorio, dalla tua parrocchia. E invece siamo bombardati sempre di negatività. Dobbiamo illuminare il positivo. Penso ed esempio nella Locride a mons. Franco Oliva, che ha detto a un parroco: “Restituisci i soldi”, a uno che era in un giro mafioso. Ci sono dei beni confiscati che nessuno vuole prendere, per timore, paura, ritorsioni… Io li voglio prendere perché possono servire per aprire delle attività per i giovani, i bambini, le famiglie… Ci sono tante belle espressioni. Io mi fermo a queste perché sono di questi giorni, questi segnali che danno dignità, che danno speranza! E poi dobbiamo lottare contro questa corruzione, che ci impoverisce tutti: è un cancro che ci mangia. E Papa Francesco non si stanca! Non c’è settimana che non alzi la voce contro quanti hanno scelto dei prudenti silenzi.