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Egitto. Patriarca Sedrak: ricostruite chiese, ma c'è paura di nuovi attacchi

Papa Francesco e il Patriarca di Alessandria dei copti, Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sedrak durante la visita ad Limina

Papa Francesco e il Patriarca di Alessandria dei copti, Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sedrak durante la visita ad Limina

La situazione della Chiesa in Egitto tra speranze e difficoltà: ne hanno parlato con il Papa, lunedì scorso, i presuli della Chiesa Patriarcale di Alessandria dei Copti, in visita “ad Limina Apostolorum". Formazione e giovani al centro del colloquio. Debora Donnini ha intervistato Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sedrak, patriarca di Alessandria dei Copti:

R. – Posso dire che era dulcis in fundo, perché la settimana prima siamo andati in visita in tanti Dicasteri e ci siamo scambiati informazioni e idee. E’ stato molto importante. E poi, la mattina di lunedì scorso abbiamo concelebrato con il Santo Padre a Santa Marta. Poi, alle 11, ci siamo incontrati per più di un’ora. Due gli argomenti centrali affrontati: la formazione in generale, sia del clero sia dei laici, soprattutto delle persone leader, ad esempio nella Chiesa, e l’attenzione verso i giovani: il Papa ha dato molta importanza a questo. E alla fine, gli abbiamo dato una lettera scritta, invitandolo a visitare l’Egitto. Lui ha promesso di pensarci bene: speriamo di avere una bella notizia!

D. – Sua Beatitudine, in Egitto si registrano ancora casi di discriminazione verso i cristiani, atti di terrorismo, ad esempio quello dell’11 dicembre scorso contro la Chiesa copta di San Pietro, al Cairo, dove sono morte 29 persone. Questi casi di violenza vi preoccupano?

R. – Certo. La violenza, purtroppo, è a livello mondiale. Da noi, in Egitto, a livello dello Stato, musulmani, cristiani, tutti coloro che vogliono il bene dell’Egitto, sono senz’altro preoccupati. La violenza è solo in favore di coloro che vogliono far cadere lo Stato egiziano e, come abbiamo detto spesso, è dovuta all’ignoranza perché abusano di giovani innocenti, che magari non hanno lavoro e sono pagati per fare queste cose.

D. – In questa situazione, i cristiani hanno paura?

R. – Sì, senz’altro. I cristiani in modo particolare perché, purtroppo, per far cadere l’Egitto questi terroristi vanno ad attaccare il punto debole della società, quindi la minoranza cristiana. E poi, è come se fosse una vendetta contro i cristiani stessi perché loro considerano che i cristiani hanno sostenuto Al-Sisi. La reazione dei cristiani però non è mai violenta.

D. – Forme di violenza verso i cristiani, anche attentati, si sono verificati anche prima…

R. – Succedeva e nessuno veniva punito come colpevole. Adesso, invece, almeno c’è qualcosa che si muove: qualcuno viene giudicato colpevole, e poi la reazione, per esempio, del presidente, come partecipare ai funerali in modo molto ufficiale. Il clima di paura rimane, perché questi attaccano i cristiani, attaccano i soldati, attaccano in qualsiasi momento, anche i musulmani.

D. – Questi atti di violenza avvengono, appunto, nonostante l’impegno del presidente Al-Sisi che ha fatto approvare una legge per facilitare la costruzione di chiese, e ha condannato questi atti …

R. – Certo, apprezziamo molto le iniziative del presidente che veramente aiuta molto, incoraggia anche i cristiani. Lui ha spinto per accelerare la ricostruzione delle chiese che sono state attaccate nel 2013. Dopo un momento di pausa lunga, infatti, tutte le chiese sono state restaurate e ricostruite. Questa è una cosa. Riguardo, invece, alla legge per dare il permesso di costruire, questa è una legge che è stata messa nella Costituzione che è stata fatta. Almeno alla fine abbiamo una legge ma tra la teoria e la pratica c’è un mare …

D. – Com’è in questo momento il rapporto dei cristiani in Egitto con la popolazione musulmana? Portate avanti iniziative di dialogo? Ci sono momenti di incontro?

R. – A livello delle istituzioni, c’è quella che noi chiamiamo la “Casa della famiglia”, cioè un’istituzione tra al-Azhar e le Chiese egiziane, ortodossa, cattolica e protestante. E nonostante tutto quello che succede in Egitto, gli egiziani continuano ad amare il loro Paese.