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Strade sociali: un nuovo modo di fare volontariato in Italia

Una strada  - ANSA

Una strada - ANSA

La solidarietà in Italia sta cambiando volto. Nasce il volontariato di prossimità, quello che spontaneamente si incontra sul web e poi scende in strada per diventare concreto. Succede con le cosiddette "Strade sociali": zone delle città dove gli abitanti, che hanno formato gruppi su Internet, si incontrano per darsi una mano gratuitamente sulle piccole questioni del quotidiano. L'iniziativa, nata a Bologna, si è estesa su gran parte d’Italia. Paola Simonetti: 

Dal virtuale, al reale, al virtuoso. Le tecnologie di comunicazione possono rigenerare le relazioni personali e le comunità locali. Ne è convinto Federico Bastiani, che a Bologna, ha inventato, passando per FB, la "strada sociale" di Fondazza. Un modo che, dice lui, all'inizio serviva solo per vincere il sospetto tra vicini di casa, creare una rete di vicinato e amicizie per suo figlio perchè non giocasse da solo a casa e che poi è diventata uno strumento di solidarietà fra persone, per condividere necessità, scambiarsi professionalità, conoscenze, portare avanti progetti collettivi di interesse comune.

Tutto è partito dall'idea di creare un gruppo su Facebook e proporre di incontrarsi giù al bar della zona, per conoscersi e darsi una mano in modo semplice, come offrire la bicicletta che non uso a chi ne ha bisogno, senza necessità di documenti né cauzioni; la lavatrice in cantina condivisa con qualcuno a cui si è rotta; comprare le medicine e portarle a chi è malato e non può muoversi. Una iniziativa che ha cambiato la vita al suo fondatore, come ha spiegato lo stesso Federico Bastiani in un incontro pubblico di presentazione della social street: 

"Secondo me sentirsi a casa non è quando apri il portone di casa e ti senti nelle tue quattro mura domestiche, ma quando, materialmente entri nella tua strada. Per me, oggi è così. Se devo prendere il treno è meglio se esco una decina di minuti prima perché adesso tutte le persone che vedevo un tempo, e che erano solo volti, in moti casi sono diventati amici, sono relazioni".

Dai 40 membri del gruppo di Federico, si è passati a migliaia ed ora la "strada sociale" di via Fondazza ha fatto non solo scuola per altre in tutto il Belpaese da Alessandria a Reggio Calabria, ma è divenuta anche un fenomeno studiato dai sociologi che la definiscono un "acceleratore di fiducia". Del diffondersi dell'iniziativa e delle riflessioni che ne sono scaturite nel mondo del volontariato tradizionale, il Centro servizi per il volontariato di Bologna, Volabo, ha dato conto in una sua piccola inchiesta, come ci spiega il suo direttore, Cinzia Migani:

"Le social streets confermano l’importanza della pratica del dono, che crea reciprocità e circolarità grazie al ritorno in termini di fiducia, di gratitudine e relazioni. Per le social streets non c’è vita organizzativa; c’è vita di strada, ci sono degli appuntamenti che vengono dati senza impegno, ci sono delle valorizzazioni di talenti. Le social streets sottolineano l’importanza di ritrovarsi come vicinato".

Le strade sociali, dunque, rivelano un desiderio dei cittadini di attivarsi in prima persona, in modo diretto, guardando ad una progettualità utile alla comunità, riponendo fiducia in una spontaneità senza i vincoli rispetto ad un’organizzazione più definita, ma con uno stampo prettamente territoriale che tenga conto delle specifiche esigenze di ogni zona in cui nasce la strada sociale. Ancora Cinzia Migani:

"I contesti privilegiati sono quelli urbani, ma non hanno le stesse modalità di sviluppo. Ad esempio, a Bologna le strade sociali si sviluppano in centro, a Milano, invece, si sviluppano non in modo centrale ma periferico".