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Mons. Auza: no a traffico di armi e al terrorismo

Mons. Bernadito Auza - AP

Mons. Bernadito Auza - AP

Di fronte alla “guerra mondiale combattuta a pezzi” e  alla minaccia di attacchi a strutture sensibili,  la comunità internazionale agisca unita nel contrastare il traffico illegale di armi e il sostegno finanziario al terrorismo. Questo in sintesi l’appello della Santa Sede all’Onu di New York pronunciato ieri dall’arcivescovo Bernardito Auza.

Porre fine alla strategia del terrore che mina l’esistenza di interi popoli
Il rappresentante vaticano presso il Palazzo di vetro ha chiesto uno sforzo comune alle nazioni affinché sia posto un freno all’ondata di terrore che utilizza “civili innocenti come bersagli attraverso la distruzione di  infrastrutture” necessarie alla loro sopravvivenza. Lo sguardo in particolare è andato ai conflitti che stanno insanguinando l’area dell’antica Mesopotamia dove il patrimonio religioso e culturale della antiche civiltà che per millenni hanno abitato questa regione è obbiettivo  ripetuto di attacchi. Nel mirino dei terroristi – ha sottolineato il presule – c’è una strategia deliberata finalizzata alla distruzione di infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza dei popoli come scuole, ospedali, forniture di acqua e luoghi di culto.

No a politiche basate solo sul profitto
“E’ obbligo della comunità internazionale, come previsto dalla Carta Onu”, ha indicato mons. Auza,  “tutelare i civili e le infrastrutture necessarie alla loro esistenza da questa barbarie”, mantenendo un elevato livello di protezione dei luoghi sensibili e un alto grado di preparazione in caso di attacco perché si eviti la perdita di vita umane e l'interruzione di  servizi essenziali. Per fare ciò – è stata la raccomandazione – bisogna rifiutare politiche basate solo sulla ricerca incondizionata di profitto e interessi geopolitici egoistici.

Necessaria collaborazione nel contrasto al traffico illegale di armi
La delegazione vaticana ha ribadito l’appello della Santa Sede alle nazioni produttrici di armi affinché limitino e controllino la fabbricazione e la vendita di munizioni e tecnologie soprattutto nei Paesi e regioni del mondo più instabili, nei quali è reale la probabilità dell’utilizzo illegale di questi strumenti.  L’Osservatore Permanente della Santa Sede ha infine chiesto a tutti di collaborare a livello internazionale e regionale nel condividere informazioni, buone pratiche, politiche coordinate e controlli alle frontiere  per contrastare il finanziamento della criminalità organizzata e il suo ruolo nel traffico di armi. “La natura senza confini geografici precisi dei gruppi terroristici – ha osservato il presule - richiede un controllo congiunto delle tecnologie informatiche utilizzate per reclutare combattenti, finanziare la loro attività e coordinare attacchi terroristici”. (A cura di Paolo Ondarza)