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Siria: nuovi colloqui di pace ad Astana in Kazakistan

Astana - AP

Astana - AP

E' slittato a domani per motivi tecnici il nuovo round di colloqui di pace sulla Siria ad Astana, in Kazakistan, in vista del vertice di Ginevra del 23 febbraio. Le delegazioni di Russia, Iran, Damasco, Turchia, Nazioni Unite e opposizione armata, discutono di come monitorare il cessate il fuoco attualmente in vigore. Massimiliano Menichetti ha intervistato Maurizio Simoncelli, vicepresidente dell'Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo:

R. – In Siria ci sono più parti. C’è l’Is, i ribelli antigovernativi, a loro volta divisi in varie fazioni, poi ci sono le forze governative… Certamente ci troviamo di fronte a degli attori che non sono solamente locali ma, come sappiamo, presenze, influenze e sostegni che vengono dall’estero, in primis dalla Russia che appoggia esplicitamente il governo di Assad, ma anche da parte statunitense ci sono sostegni significativi. Poi ci sono gli altri Stati della regione come l’Iran, l’Arabia Saudita, che giocano un ruolo non trascurabile. Quindi è molto complesso riuscire ad arrivare ad una soluzione.

D. – La via della mediazione però è irrinunciabile…

R. – Certamente la prospettiva di tentare un dialogo e una soluzione del  conflitto non può essere tralasciata e le speranze risiedono, soprattutto, in primo luogo, in un accordo tra le due superpotenze, Russia e Stati Uniti. Oggi sembra che si stia istaurando un clima nuovo, ma bisognerà vedere effettivamente cosa avverrà. Non possiamo farci grandi illusioni sul risultato di questi incontri, di questi tavoli di confronto, ma non possiamo assolutamente pensare di non farli.

D. – La fuoriuscita o meno del presidente siriano Assad è stata da prima caldeggiata poi accantonata; ora si pensa anche ad una parcellizzazione della Siria…

R. – Purtroppo si arriverà ad una parcellizzazione di questo territorio che, ovviamente, al governo siriano di Assad non va bene. Però, già, nei fatti, da 5 anni il Paese è diviso in diverse parti che si combattono. A questo punto, immaginare un processo di pace che riesca nell’immediato a riunificare globalmente il Paese è impossibile.

D. – Diverse volte è stato dichiarato il cessate il fuoco. La Siria sembra un Paese fuori controllo all’interno del quale si combattono tante questioni, da quella dei curdi ai conflitti tra jihadisti…

R. – Questo crea poi le difficoltà per realizzare un tavolo di trattativa che possa portare a un’effettiva pace. Come dicevamo, gli attori sono molteplici, ci sono interessi contrastanti… Si accennava al ruolo dei curdi: immaginiamo quanto sia problematico per tutti i Paesi dell’area la realizzazione di un’autonomia geografica e politica dei curdi, soprattutto per l’altro attore interessato alla vicenda che è la Turchia e che vede i curdi come un elemento destabilizzante per la propria unità nazionale. Questi diversi interessi giocano in senso contrario a una soluzione rapida e pacifica di un conflitto che ormai da 5 anni ha causato non solo migliaia di vittime, ma anche milioni di profughi.