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Europarlamento verso fondo per finanziare aborto nel mondo

Parlamento europeo - ANSA

Parlamento europeo - ANSA

Preoccupazione per la decisione del Parlamento europeo di approvare una risoluzione con la quale si chiede all’Unione Europea di sostenere la creazione di un fondo internazionale per finanziare l’accesso all’aborto legale e nello stesso tempo si condanna il presidente americano Donald Trump per aver cancellato i finanziamenti alle organizzazioni che praticano interruzioni di gravidanza. Dura la presa di posizione del Movimento per la Vita italiano che ha definito l’accaduto “un vero e proprio scandalo”. Federico Piana ha intervistato il presidente, Gian Luigi Gigli:

R. – Purtroppo la cosa girava già da alcuni giorni. Noi avevamo già mandato un’allerta. Personalmente avevo scritto al nostro ministro degli Esteri e al nostro ministro della Salute perché c’era questa proposta danese - che però ha coagulato poi altre realtà come l’Olanda, il Belgio ecc. - affinché l’Europa sostituisse con propri fondi una mancanza di risorse per l’industria dell’aborto ("Planned parenthood"), che praticamente esporta in tutti i Paesi in via di sviluppo quello che è chiamato “il pacchetto della salute riproduttiva”, cioè aborto, contraccezione e sterilizzazione, invece che cibo, lavoro o crescita sociale. Questa è una politica che da tempo hanno perseguito le Nazioni Unite e che è stata fatta propria con molta decisione dalla Clinton - che è stata una finanziatrice convita di queste politiche di controllo delle nascite dei Paesi in via di sviluppo - e che adesso si è venuta a trovare in difficoltà a causa del taglio di fondi operato da Trump. Ora, sarebbe scandaloso se l’Europa, nascondendosi dietro, magari, intenzioni buoniste - perché poi in questi manifesti c’è sempre di tutto: no alla violenza sulle donne, sì allo sviluppo di pari opportunità per quanto riguarda occasioni di lavoro ecc. - e queste sono ovviamente tutte cose su cui siamo tutti d’accordo ... e poi ci si infila dentro la mela avvelenata della cosiddetta “salute riproduttiva” nei Paesi in via di sviluppo. Mi auguro che l’Italia non voglia associarsi a questo carro. Per ora c’è una base puramente volontaria. L’Olanda ha già stanziato 20 milioni di euro e fin qui ogni Paese è libero di fare quello che vuole, ma se diventasse una politica comunitaria, certo, ci sarebbe molto da pensare su quali sono ormai le ragioni che tengono insieme l’Europa.

D. - Cosa si può fare a livello italiano in questo caso?

R. - Questa, certamente, è una risoluzione del Parlamento europeo, quindi al momento non ha valore vincolante per quanto riguarda gli Stati. Personalmente, come dicevo, mi sono attivato sul nostro governo e continuerò a farlo: voglio interpellare lo stesso premier Gentiloni e mi auguro che voglia rispondere, e se non rispondessero, ne farò oggetto di una interrogazione parlamentare, ma soprattutto cercherò di lanciare prossimamente una petizione popolare perché l’Italia non si adegui a queste che sono in realtà delle tecniche semplicemente per fare in modo che i poveri non si siedano al tavolo.