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Audiovisivo, le risorse ci sono ma aumenta la concorrenza del web

Il sottosegretario Giacomelli - ANSA

Il sottosegretario Giacomelli - ANSA

Il settore dell’editoria in Italia è stato tra i più colpiti dalla crisi. Basta dire che in sei anni è sceso sotto l’ 1,5% del Pil. Nel 2015 e nel 2016 però una timida ripresa. Ad incidere anche le ristrutturazioni aziendali e la forte concorrenza internazionale, soprattutto nel settore audiovisivo. Alessandro Guarasci:

E’ ancora la televisione generalista in Italia a farla da padrone nel quadro delle risorse. Nel 2015 ha attratto oltre 9 miliardi e 200 milioni, ma questo significa solo un aumento dell’ 1% rispetto a un anno prima. Cinema e home video crescono rispettivamente del 12% e del 6%. Insomma, i consumi e dunque gli investimenti si stanno spostando. La pubblicità poi, e di conseguenza anche i posti di lavoro, si sta sempre più orientando verso internet. Il presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella:

“Il mercato audiovisivo è sottoposto a una grande trasformazione, anche a causa della sfida che proviene da internet. Io credo che la sfida sia positiva perché si allargano le possibilità di scelta per il consumatore, ma contemporaneamente impone di adottare le politiche pubbliche da una parte e le strategie aziendali dall’altra per mantenere viva l’industria nazionale”.

Tra il 2013 e il 2015 le risorse attratte dalla tv sono rimaste in sostanza stabili. Si tratta in primo luogo di investimenti in pubblicità e di contenuti pagati dagli utenti. Non rischiamo di essere colonizzati dall’estero? Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli:

“L’Italia è vista come una realtà, certo, con un mercato piccolo; certo, con una legislazione spesso ipertrofica, con qualche problema di burocrazia ma con una straordinaria dose di talento, inventiva, know-how e creatività, che può fare il valore aggiunto per qualsiasi competizione globale”.

Ma le incertezze non mancano. Ad esempio, bisogna ancora capire che fine farà l’offerta ostile di Vivendi sui Mediaset. In Italia, rischiamo che ci siano una serie di oligopoli in questo settore? Ancora Pitruzzella:

“Ma, certamente il mercato – parlo del mercato nazionale – a processo di ristrutturazione, che sono diretti a realizzare maggiori efficienze. E direi che qui bisogna ricercare di volta in volta con riguardo al singolo caso la strada migliore per assecondare un processo di cambiamento del mercato e quindi anche di ristrutturazione, mantenendo però una dinamica competitiva”.

Gode di buona salute la radio. Le risorse a disposizione tra il 2013 e il 2015 sono lievitate di quasi l’8%. E ora si guarda al dab+, il digitale. Il sottosegretario Giacomelli:

“La radio ha una forza che non ha nessun altro mezzo. Forse perché accompagna i gesti della nostra vita senza essere totalizzante o invasivo; forse perché, a differenza della rete, richiama sempre un rapporto fiduciario, di scelta. Tuttavia, è vero che oggi c’è una frontiera tecnologica che dobbiamo affrontare. Oggi, con quello che viene chiamato 'Dab plus', mi pare che molti dei problemi siano stati risolti. La mia idea è che entro il 2020 il digitale sarà la realtà anche per la radio”.

L’audiovisivo dunque attraversa l’ennesima rivoluzione. I grandi distributori di contenuti, Rai e Mediaset in testa, chiedono che le regole in materia si concorrenza siano uguali per tutti, anche per chi opera solo web.