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Siria: diplomazia al lavoro sul vertice di Ginevra

Siria al centro del G20 di Bonn - AFP

Siria al centro del G20 di Bonn - AFP

Continua la lotta al sedicente Stato islamico nel nord della Siria con almeno 9 vittime civili nella zona di al-Bab e scontri intorno a Palmira. Intanto la diplomazia lavora per la ripresa dei negoziati tra governo e opposizioni in programma a Ginevra il 23 febbraio. L’Europa al G20 di oggi a Bonn ha sottolineato la necessità di un progetto politico per la stabilizzazione dopo che Iran, Turchia e Russia, nei giorni scorsi in Kazakistan, si sono trovati concordi nella tutela comune del cessate il fuoco. Sulle caratteristiche del prossimo summit e sul ruolo delle opposizioni per il futuro della Siria, Gabriella Ceraso ha intervistato Massimiliano Trentin esperto di Medio Oriente dell’Università di Bologna:

R. – L’idea era che ad Astana bisognava coinvolgere le fazioni militari; a Ginevra, invece, prevale la dimensione politico-civile. Probabilmente ci sarà una maggiore connessione tra esponenti dei gruppi armati ed esponenti delle opposizioni civili in esilio, perché di fronte alle sconfitte militari o al passaggio fondamentale ad Aleppo c’è stato un riposizionamento tra opposizioni civili in esilio e opposizioni militari.

D. – I ribelli arrivano in posizione di sudditanza ancor di più rispetto a Damasco a questi colloqui, visto quanto è accaduto ad Aleppo?

R. – La sconfitta militare di Aleppo li pone in una posizione di estrema debolezza. Hanno comunque ancora margini di manovra per cui siamo in una situazione che è cambiata, rispetto al passato, rispetto all’ultimo “Ginevra”, a favore del regime dei suoi alleati, ma non ancora in maniera definitiva o da permettere loro una vittoria militare sul campo.

D. – Ma il fatto che Iran, Russia e Turchia abbiano trovato un accordo almeno sul controllo del cessate-il-fuoco, significa che questo sta a cuore a tutti e che quindi può essere la base per uno sviluppo politico a Ginevra o è solo apparenza?

R. – No: io penso che ci sia anche sostanza. Sono tre soggetti importanti e grossi, che hanno trovato il minimo comune denominatore: questo è un fattore nuovo che porta, piano piano, probabilmente, verso una risoluzione anche politica, almeno un convincimento nei confronti anche delle forze siriane, di dover negoziare una qualche sorta di compromesso. Del resto, la proposta russa per una nuova Costituzione della Siria va anche in questo senso.

D. – Non si parla troppo di presenza americana, anche a Ginevra: conta così poco l’amministrazione Trump, anche per Ginevra? Si sta tenendo ai margini?

R. – Al momento, non c’è ancora una chiara direzione se non che il conflitto in Siria per l’amministrazione statunitense non è una priorità, per cui probabilmente delegheranno lo sciogliere i nodi di questo ginepraio ai propri alleati sul campo, cercando poi di avere qualche punto fisso ma senza particolare interesse ad investire ancora di più.

D. – Si andrà verso una parcellizzazione, una divisione tra Turchia, Iran e Russia, della Siria?

R. – No. Io sono convinto ancora che no, l’integrità territoriale del Paese formalmente, costituzionalmente rimarrà tale; vi saranno – e questa è una cosa anche buona – delle autonomie locali più o meno avanzate; all’interno di queste autonomie, di questi territori ci saranno diversi Stati che avranno più o meno influenza, ma ritengo che non si vada sulla disintegrazione della Siria perché questo non è al momento nell’interesse di nessuno, oltre al fatto che porterebbe ad altri 30 anni di guerra.