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Idos: l'Italia rischia di diventare Paese di sola emigrazione

I dati del dossier Idos-Ocse - ANSA

I dati del dossier Idos-Ocse - ANSA

In Italia è in atto una transizione demografica grave e senza precedenti. E’ la riflessione posta dall’Idos in un rapporto realizzato per l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Francesca Sabatinelli:

Gli immigrati in Italia, dal 2014, superano i 5 milioni, secondo le previsioni nel 2060 dovrebbero arrivare al doppio. Ad oggi, un milione e 150mila cittadini italiani sono di origine straniera, se questo trend dovesse continuare, a metà secolo almeno 6 milioni di cittadini italiani saranno di origine straniera, oltre il 10% dell’intera popolazione. Questo, si legge, terrà vivo il Paese Italia, perché si parla di una popolazione più giovane di quella italiana d’origine, e perché nello stesso periodo la dinamica della popolazione italiana sarà negativa per 11miloni e mezzo. Se dal punto di vista economico e occupazionale la situazione è critica, dal punto di vista demografico, spiega il rapporto, “è indubbia la funzionalità dei nuovi venuti”. Rispetto ai tradizionali flussi per lavoro, l’Idos rileva poi che sono andati aumentando, fino a prevalere, quelli dettati da motivi umanitari e ambientali. La questione più delicata resta quella della gestione dei nuovi flussi: l’Europa, e soprattutto l’Italia per la sua posizione geografica, trovano difficoltà. Quali le principali criticità? Ugo Melchionda, presidente di Idos:

“Tra i principali punti c’è che l’Italia è sottoposta a uno stress demografico. Secondo le previsioni dell’Istat, stiamo andando verso una condizione di scarsa riproduzione della popolazione presente e avremo più persone che non lavorano rispetto a coloro che lavorano. La piramide di povertà si sta spostando sulle fasce estreme, quindi persone anziane o persone sotto i 14 anni, il che significa che noi non saremo più in grado di sostenere né il mercato del lavoro, né quello previdenziale. Il secondo elemento critico fondamentale, è che si assiste ad una trasformazione dei flussi di ingresso: mentre prima, dagli anni Settanta in poi, l’Italia attirava lavoratori, oggi sta diventando un Paese che non è più capace di attrarre. Al contrario, aumenta l’emigrazione italiana. Il terzo elemento critico, fondamentale, è che si tratta di un Paese incapace di gestire le risorse che ha, lo si vede dal punto di vista delle imprese immigrate: ve ne sono mezzo milione, 130 mila dai Paesi del Mediterraneo, si tratta di persone che potrebbero già, di fatto, lavorare come esportatori di beni e servizi italiani e non si è capaci di utilizzarli. Vi è un milione di ragazzi a scuola, mezzo milione in Italia, vi è il 52% di cristiani e un terzo di musulmani. Insomma, si potrebbe fare dell’Italia un Paese di relazioni interculturali con i vicini e con altri Paesi, ma non si riesce. Il quarto e ultimo elemento è che il mercato del lavoro italiano è un mercato bloccato, con persone sotto-impiegate e sopra-qualificate, cioè persone che hanno una serie di capacità che non si riesce ad utilizzare, persone che lavorano meno di quello che vorrebbero fare e, inoltre, una segmentazione per cui le persone finiscono nell’edilizia, nei servizi domestici, nell’agricoltura anche quando hanno competenze che si potrebbero utilizzare in altri settori”.

A risaltare è la nuova emigrazione italiana. Lo scorso anno sono state 145mila le persone che si sono cancellate dall’anagrafe italiana, a fronte di poco più di 160mila che si sono registrate dall’estero. Un margine ridotto e che si sta man mano erodendo, spiega ancora Melchionda:

“La tendenza è che se continua un’emigrazione così forte, se appunto i ragazzi italiani con il 40% di disoccupazione, anziché cercare di trovare lavoro qui vanno all’estero, noi rischiamo di tornare a essere un Paese di emigrazione, come lo eravamo fino agli anni Settanta. Quindi c’è il doppio meccanismo: il Paese non è più capace di trovare persone all’estero perché sostanzialmente il meccanismo di economia è bloccato, mentre i propri cittadini, che magari hanno studiato per anni, non sono più in grado di trovare un posto di lavoro e quindi emigrano, a questo punto il doppio passo farà dell’Italia un Paese di emigrazione, e questo significa che si è perso il ruolo nel mercato mondiale, che si era conquistato negli ultimi 40 anni, che si diventerà un Paese periferico in cui nessuno ha più nemmeno interesse a venire”.

Per effetto di questa nuova emigrazione, il totale di italiani residenti all’estero oggi è di 5 milioni e 200 mila, oltre il 50% di coloro che sono usciti negli ultimi anni sono laureati o diplomati.