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Il Papa nella parrocchia di S. Maria Josefa: preghiera, antidoto contro l'odio

Il papa alla parrocchia di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù - REUTERS

Il papa alla parrocchia di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù - REUTERS

Visita pastorale di Papa Francesco nel pomeriggio di questa domenica alla parrocchia romana di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù a Ponte di Nona. La parrocchia nella periferia Est della capitale, era stata visitata 15 anni fa da Giovanni Paolo II quando la chiesa era appena stata costruita. Per Francesco è la tredicesima visita a una comunità parrocchiale della sua Diocesi, una comunità inserita in un quartiere che conosce problemi di degrado, povertà e disoccupazione. Nell'omelia, il forte invito del Papa a percorrere la via della santità chiedendo la grazia di non rimanere nel rancore e di riuscire a pregare per i nemici. Il servizio di Adriana Masotti:

La Messa celebrata dal Papa nella chiesa di Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù sigilla un pomeriggio ricco di incontri con le persone e i gruppi della parrocchia.  Alla celebrazione eucaristica Francesco pronuncia l’omelia a braccio sottolineando che il messaggio proposto dalle letture è unico e indica un programma di vita: “Siate santi, perché Io, il Signore vostro Dio, sono santo” e “Voi siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Ma qual è il cammino per diventare santi?”. Gesù dice il Papa lo spiega con cose concrete:

“Niente vendetta. 'Ma, me l’hai fatta: me la pagherai!': questo è cristiano? No. 'Me la pagherai' non entra nel linguaggio di un cristiano. Niente vendetta. Niente rancore. E’ il cammino del perdono, del dimenticare le offese".

Le grandi guerre, spiega Francesco, tutto questo massacro di gente, di bambini, tutto l’odio che c’è nel mondo è lo stesso odio che tu hai nel tuo cuore per qualcuno. Certo, quello è "ingrandito", ma è lo stesso:

“Perdonare, nel mio cuore. Questa è la strada della santità e questo allontana dalle guerre. Ma se tutti gli uomini e le donne del mondo imparassero questo, non ci sarebbero le guerre: non ci sarebbero. La guerra incomincia qui, nell’amarezza, nel rancore, nella voglia di vendetta, di farmela pagare. Ma questo distrugge famiglie, distrugge amicizie, distrugge quartieri“.

Dio è magnanimo, continua il Papa, Dio ha il cuore grande, che tutto perdona, è misericordioso. Se Lui è misericordioso, se Lui è santo, se Lui è perfetto, noi dobbiamo essere misericordiosi, santi e perfetti come Lui. Questa è la santità:

“Io vi suggerisco di incominciare da poco. Tutti abbiamo nemici; tutti sappiamo che quello o quella sparla di me: tutti lo sappiamo. E tutti sappiamo che quello o quella mi odia. Tutti sappiamo. Incominciamo da poco”.

Gesù chiede poi di pregare per i nemici, per quelli che non sono buoni, per tutti:

"Noi preghiamo per quelli che ammazzano i bambini nella guerra? E’ difficile, è molto lontano... Ma dobbiamo imparare a farlo, perché si convertano. Noi preghiamo per quelle persone che sono più vicine a noi e ci odiano o ci fanno del male? 'Eh, Padre, è difficile, eh? Io avrei voglia di stringere il collo, eh?' – Ma prega! Prega perché il Signore cambi la vita. La preghiera è un antidoto contro l’odio, contro le guerre, queste guerre che incominciano a casa, che incominciano nel quartiere, che incominciano nelle famiglie … Pensate soltanto alle guerre di famiglie per l’eredità: quante famiglie si distruggono, si odiano per l’eredità".

La preghiera, dice ancora il Papa, è potente, la preghiera vince il male, la preghiera porta la pace. Gesù dice: “Voi siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”:

"E per questo, chiedere la grazia di non rimanere nel rancore, la grazia di pregare per i nemici, di pregare per la gente che non ci vuole bene, la grazia della pace. Vi chiedo, per favore, di fare questa esperienza: tutti i giorni una preghiera. 'Ah, questo non mi vuole bene: ma, Signore, ti prego …': uno per giorno. Così si vince, così andremo su questa strada della santità e della perfezione".