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Rapporto Amnesty: mondo vittima della retorica dell'odio

Cristiani iracheni fuggiti in Libano per le violenze dei jihadisti dell'Is - REUTERS

Cristiani iracheni fuggiti in Libano per le violenze dei jihadisti dell'Is - REUTERS

“Il mondo nel 2016 è diventato un posto più cupo e più instabile”, lo scrive il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty, nel Rapporto 2016 sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Il documento racconta una realtà preoccupante: l’incapacità dei leader mondiali di gestire la crisi dei rifugiati, un linguaggio politico improntato all’odio, la repressione brutale del dissenso, le persecuzioni contro i cristiani ma anche contro altre minoranze. I dati del Rapporto sono stati presentati ieri a Roma da Amnesty International Italia. Il servizio di Eugenio Murrali:

È la fotografia dolorosa di un mondo che sta tornando indietro e abbandona molte conquiste in materia di diritti umani. Il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, riassume così il Rapporto 2016:

“Prevalgono nettamente le ombre, in particolare a causa di questa retorica del 'noi contro loro', che porta a negare i diritti ad intere categorie di persone”.

La famiglia umana è in serio pericolo. In oltre 600 pagine che attraversano i cinque continenti, il Rapporto ricorda, tra l'altro, la distruzione di Aleppo, ospedali compresi, i 75 mila rifugiati intrappolati nel deserto tra Siria e Giordania, l’uso di armi chimiche in Darfur, il grido di dolore dello Yemen, del Sud Sudan, ma addita anche la repressione del dissenso in Etiopia, Turchia, Corea del Nord. Una mole di informazioni impressionante. Osserva il direttore generale di Amnesty International Italia, Gianni Rufini:

“La crescita della diseguaglianza economica ha portato ormai al parossismo e all’insostenibilità e fa da sfondo ad altri fenomeni gravi, come un cambiamento climatico che colpisce innanzi tutto le persone più deboli, povere e vulnerabili. Pensiamo ai discorsi del ‘Noi prima di loro’, ‘America’s first’, ‘Prima gli italiani, poi i migranti’…”.

Certamente al centro dell’agenda di Amnesty vi è infatti la crisi dei rifugiati, che desta molte preoccupazioni, come ricorda Marchesi:

“Noi registriamo casi di rimpatri forzato verso Paesi in cui la persona rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani. Questo accade in 36 Paesi, è una cifra piuttosto alta. In Italia siamo preoccupati perché l’approccio degli hot spot, deciso tra l’altro a livello europeo, non garantisce i diritti delle persone che arrivano di vedersi esaminata in modo equo e approfondito la richiesta di protezione internazionale, la richiesta di asilo”.

E più in generale, a questo si aggiungono gli accordi stipulati con regimi illiberali, al fine di garantire il contenimento dei flussi migratori. E non è solo l’Europa, un’Europa da cui non ci si aspettava, osservano ad Amnesty, tante violazioni dei diritti, a non saper gestire i flussi migratori. Rufini spiega come il rapporto si soffermi anche sui Rohingia e altre popolazioni:

“Queste sono popolazioni che sono state rifiutate da tutti; dal Paese in cui vivevano da generazioni – Myanmar – che li ha espulsi con la violenza, con la repressione e anche con delitti di massa e stupri, ai Paesi che potrebbero accoglierli e dare loro ospitalità”.

E a proposito delle persecuzioni religiose aggiunge:

“Ci sono certamente cristiani perseguitati in molte zone del Medio Oriente. Ma citiamo anche i Rohingya che sono i musulmani perseguitati questa volta dai buddisti con azioni di estrema violenza”.

Un quadro decisamente negativo su cui, spiegano i relatori, pesa un linguaggio dell’odio, xenofobo e misogino, utilizzato durante le campagne elettorali. Ma tra le ombre emerge anche il coraggio di chi affronta sfide e minacce e il sacrificio dei difensori di diritti umani, che, nel 2016, sono stati uccisi in 22 Paesi.