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Caso San Camillo: assunzioni pro aborto grave discriminazione

Roma. Ospedale San Camillo Forlanini - ANSA

Roma. Ospedale San Camillo Forlanini - ANSA

La legge non prevede assunzioni per non obiettori. Così il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sulla decisione dell’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma di assumere, attraverso concorso, due medici per praticare l’aborto. Il presidente dell'Ordine dei medici di Roma Giuseppe Lavra chiede al presidente della Regione Lazio di revocare un atto definito "iniquo". Una “grave discriminazione” per l'Associazione medici cattolici italiani, mentre per la Cei “si snatura l'impianto della Legge 194”. Il servizio di Massimiliano Menichetti:

E’ polemica serrata dopo la decisione dell’ospedale romano San Camillo-Forlanini di bandire un concorso finalizzato all’assunzione di due ginecologi dedicati all'interruzione di gravidanza, per far fronte alle richieste di aborto e superare il problema dell’obiezione di coscienza che in Italia è invocata da 7 medici su dieci e nel Lazio da 8 su dieci. “Bisogna semplicemente seguire la legge, in cui l'obiezione di coscienza è rispettata” ha ribadito, da Bruxelles, il ministro della Salute Lorenzin:

“La legge non prevede questo tipo di selezione, prevede invece, qualora una struttura abbia problemi di fabbisogno per quanto riguarda singoli specifici servizi, di poter chiedere alla Regione di poter attingere, anche in mobilità, ad altro personale”.

Intanto, nel contratto predisposto dall’ospedale San Camillo-Fornalini è presente una clausola rescissoria, che impedisce al ginecologo di appellarsi all’articolo 9 della Legge 194 sull’aborto, che prevede proprio l’obiezione di coscienza. Fatto questo che, secondo don Carmine Arice, direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana "snatura l'impianto della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza che non aveva l'obiettivo di indurre all'aborto ma prevenirlo”. Per l'Associazione medici cattolici italiani, “in un panorama sanitario nazionale che va sempre più in frantumi”, il concorso è “discriminatorio” e “assolutamente inaccettabile". E in punto di diritto il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli ribadisce che “un concorso che esclude coloro che sono obiettori è di dubbia legittimità''.

Sul concorso indetto dall'ospedale San Camillo-Fornalini, abbiamo intervistato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita:

R. – Questa è una cosa che ci interroga da tre punti di vista, tutti gravi. Il primo è il significato stesso della Legge 194: dovrebbe avere come fine quello di prevenire un male, ovvero l’aborto, oppure l’aborto stesso è un diritto da esigere magari sotto la porta di casa? La Legge dice chiaramente che dovrebbe servire a prevenire il male e prevenirlo significa dare alternative. Punto due, gravissimo: il problema della pressione sul medico. Qui si vuole trasformare il medico in un esecutore di regime. Il medico è un professionista che agisce in scienza e coscienza. Infine c’è un altro punto fondamentale: attorno a una cosa del genere si rischia - e questo è un aspetto ancor più grave secondo me - di favorire politiche occupazionali che sono pilotate su base di connivenza politica o di convenienza sindacale o consorterie di tipo ideologico.

D. – Mentre parliamo di aborto, di diritto del medico all’obiezione di coscienza, non sullo sfondo ma in primo piano c’è l’essere umano…

R. – Abbiamo a che fare con esseri umani ad uno stadio di sviluppo che è diverso da quello che abbiamo io e lei… Ma probabilmente anche tra me e lei è diverso, per ragioni di età; è diverso tra me e mio padre; tra me ed un’altra persona … Lo stadio di sviluppo non incide sulla natura dell’uomo. L’embrione umano, il feto umano, sono esseri umani, in uno stadio di sviluppo, che noi sopprimiamo. In Italia, nonostante tutto, ne vengono legalmente soppressi circa 90 mila: è una città intera. A questi 90 mila poi bisogna aggiungere tutti coloro che sono soppressi con le moderne tecniche, propagandate tra l’altro anche dallo Stato, di aborto chimico. C’è infatti tutto un ritorno all’aborto fai da te attraverso la chimica.

D. – Cosa si fa realmente per prevenire, che vuol dire aiutare le donne a tenere un bambino, a proseguire una gravidanza? Cosa si dovrebbe fare? Il vostro impegno è pilota in questo senso…

R. - Questo è il dramma. Il nostro impegno è chiaramente volontaristico, quindi senza mezzi e ciò nonostante tira fuori da questa condizione circa 10 mila donne all’anno. Il problema è che quando una donna va a chiedere di abortire non le viene chiesto probabilmente neanche perché lo fa. C’è una quota di donne che probabilmente lo farebbe comunque. C’è una quota di donne, però, che lo fa per costrizione di ordine economico, per situazione pesante di ordine sociale, per la paura magari di un rischio malformativo che è esagerata… se fossero rassicurate, aiutate con provvedimenti di ordine sociale, messe al riparo da situazioni di pressione o di violenza, eviterebbero di fare quello che fanno. Questa è l’esperienza che abbiamo con i nostri 350 Centri di aiuto alla vita. Perché lo Stato non si impegna in questa direzione? Perché si è voluto fare dell’aborto un diritto civile, non una sconfitta della società. E non riusciamo a capire come questa tendenza radicale abbia invaso, pervaso e condizionato addirittura forze politiche che dovrebbero essere paladine di altro, cioè di esigenze di giustizia sociale. Torni indietro il presidente della Regione Lazio, Zingaretti (che ha appoggiato il bando n.d.r), perché quello che sta facendo è anticostituzionale e illiberale: dimostra ancora una volontà politica di voler coartare le coscienze alla quale noi ci ribelleremo. L’essere umano ha diritto alla vita sempre, l’aborto è comunque una sconfitta.