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Brexit. Dublino: l'Irlanda del Nord dovrebbe aderire all'Ue

Il premier irlandese Enda Kenny e il presidente della commissione UE Juncker - EPA

Il premier irlandese Enda Kenny e il presidente della commissione UE Juncker - EPA

“L’Irlanda del Nord deve poter aderire all’Unione Europea dopo la Brexit”. Lo ha affermato il premier della Repubblica d’Irlanda, Enda Kenny, dopo l’incontro ieri con il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Al referendum sulla Brexit la maggioranza dei cittadini nordirlandesi aveva votato per il “remain” e ora i negoziati potrebbe mettere in discussione gli accordi di pace del 1998. Michele Raviart ne ha parlato con Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto Studi Politici internazionali:

R. – Il Regno Unito deve ancora capire quali rapporti regoleranno le relazioni con l’Unione Europea tra due anni o più, tra l’altro, perché non sappiamo bene quando il processo finirà. Chiaramente ciascuna parte tira l’acqua al suo mulino. Quindi, abbiamo sentito le posizioni del primo ministro irlandese che dice: noi dobbiamo avere il diritto di dirci che gli accordi che abbiamo fatto 20 anni fa, che mettevano un punto alla guerra indipendentista in Irlanda del Nord, continuino e che se l’Irlanda del Nord si esprime per restare nell’Unione Europea ci possa essere o una loro permanenza garantita almeno nella circolazione oppure, addirittura, una riunificazione dell’intero Paese.

D. – Dublino ha chiesto esplicitamente un referendum in Irlanda del Nord per la riunificazione e quindi diventare membri dell’Unione Europea. Su che basi?

R. – C’è una situazione paradossale in cui un Paese uscirebbe dall’Unione Europea e una parte di questo – l’Irlanda del Nord – resterebbe fuori. Qui è difficile trovare, cercare dei precedenti. Si tratta di posizioni negoziali su cui, di nuovo, è difficile pronunciarsi dal punto di vista giuridico. Io vi ricordo però, e secondo me questo è un punto importante, che l’Irlanda si appoggia alla Commissione europea e fa appello alla Commissione europea perché si schieri un po’ dalla sua parte e certamente Junker sarà felice di farlo, perché il messaggio della Brexit viene molto combattuto. L’Irlanda ha diverse vertenze aperte con la Commissione europea – ricordiamoci Apple l’anno scorso… E quindi la Commissione europea non si schiererà necessariamente e del tutto dalla sua parte.

D. – Sostanzialmente, sarebbe la fine del Regno Unito come lo conosciamo?

R. – Lo è già in parte, perché pensate a tutte le vertenze che si sono riaperte. Il referendum scozzese aveva stabilito che la Scozia sarebbe rimasta nel Regno Unito e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo. L’anno successivo si è deciso per il Brexit e si è riaperta la vertenza perché la Scozia aveva votato in netta maggioranza per restare all’interno dell’Unione Europea, mentre soltanto l’Inghilterra aveva votato per uscire. Qui si riapre una vertenza che era molto più violenta, quella dell’Irlanda del Nord, del processo di indipendenza che era finito alla fine egli anni ’90 con l’accordo di pace, e che è ancora più pericolosa. Intanto, in tutto questo si incrocia con una crisi all’interno del governo dell’Irlanda del Nord che ha portato alle dimissioni e tra poco, soltanto tra una settimana, il 2 marzo, si voterà anche lì.

D. – Adesso il confine tra regno Unito e Irlanda è sostanzialmente virtuale. Cosa potrebbe cambiare?

R. – Ormai sono passati venti anni dall’accordo di pace, i confini sono di fatto virtuali, no? Si può passare da un parte all’altra. Addirittura, l’accordo di pace prevedeva che i cittadini britannici nati nell’Irlanda del Nord potessero fare richiesta di passaporto irlandesi. Abbiamo visto, già l’anno scorso con la Brexit, che c’è stato un boom di persone britanniche, e non solo, che stanno facendo richieste di passaporti irlandesi per continuare a garantirsi di poter entrare nell’Unione europea. Dall’altra parte un “hard boarder” c’è già e non è tra l’Irlanda e il Regona Unito, ma fra Irlanda e Regno Unito e tutti gli altri Paesi dell‘Unione europea, perché Irlanda e Regno unito non fanno parte dell’accordo di Shengen di libera circolazione, in cui in teoria l’Irlanda voleva entrare negli anni ’90, ma aveva deciso di non entrarci in modo da garantirsi la libera circolazione con il Regno Unito. Adesso se il Regno Unito non facesse più parte dell’Unione Europea potrebbe costituire delle frontiere fisiche “hard borders”, anche  se il primo ministro britannico continua a negarlo. Invece, l’Irlanda magari vorrebbe entrare in Shengen e garantire degli “open borders” verso l’unione Europea. È forse questa la questione, no? Perché se si diventa cittadini europei poi si può circolare liberamente. Questo forse è il punto ed è il motivo per cui molti cittadini britannici vogliono cercare di garantirsi la cosa facendo richiesta di cittadinanza irlandese.