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Trento: donne anziane e giovani nella stessa casa per il "cohousing"

Il progetto di cohousing della Casa alla Vela

Il progetto di cohousing della Casa alla Vela

Due generazioni differenti, cinque ragazze e cinque signore anziane che vivono sotto lo stesso tetto, aiutandosi reciprocamente. E’ il progetto di cohousing generazionale, “Casa alla Vela”, promosso da Sad, una cooperativa sociale, che opera nella Provincia autonoma di Trento, e vuole dimostrare come le relazioni interpersonali, nonostante le differenze d’età, possano diventare un forte collante sociale. Il servizio di Marina Tomarro:

Dieci donne che vivono insieme in una casa che si affaccia sulle Dolomiti, condividendo esperienze di vita, momenti di gioia e piccoli problemi quotidiani, nonostante le grandi differenze d’età. Non è la trama di un film, ma è quello che accade quotidianamente a Trento con il progetto di cohousing, che vuole unire idealmente due generazioni, una giovane, l’altra anziana, come ci spiega Diego Agostini, amministratore delegato della cooperativa Sad:

"E’ importante il cohousing soprattutto per le persone anziane perché si mettono in gioco ogni volta che incontrano una persona nuova e quindi possono condividere con questa persona progetti, esperienze, parlare del loro passato. Per i giovani invece è molto importante perché possono vedere da un altro punto di vista quello che è la nostra società odierna e quindi il momento del lavoro, della persona anziana che deve essere aiutata e supportata, e fare della solidarietà e del supporto al prossimo, un valore che poi li aiuterà nella loro vita".

La vita quotidiana nella casa viene scandita tra cucina, passeggiate, letture, e tanti momenti di dialogo, che rendono questa esperienza di coabitazione non solo un'occasione di aiuto verso chi ha toccato la terza età, ma soprattutto di arricchimento e di crescita, come ci racconta Valeria, una giovane studentessa dell’Università di Trento, che da un anno ha scelto di abitare alla Vela:

R. - La mia collaborazione con la cooperativa Sad è cominciata più di anno fa. Le ragazze con cui vivo vengono da altri paesi d’Europa e quindi c’è anche un po’ uno scambio culturale, che è sempre piacevole. Per quanto riguarda la collaborazione con le cinque persone anziane, sono tutte dolcissime: è come avere cinque nonne tutte a portata di mano! Si va da loro e si sente subito quel calore e quell’affetto, che ti dà una nonna.

D. – Papa Francesco invita proprio voi giovani ad essere accanto ai nonni. A te cosa rimane dell'esperienza che stai vivendo?

R. – Sicuramente ho imparato una cosa: queste persone anziane apprezzano tantissimo anche solo quei 5 minuti che vengono loro dedicati. E’ possibile nel clima odierno di frenesia totale perdere di vista questa cosa e quindi ciò che io ho imparato è che tante volte è meglio mettere da parte questo correre per dedicare cinque minuti di ascolto a una persona anziana. Così si rende la giornata più serena e più felice. Anche io personalmente mi sento bene quando sono con loro: è un sorriso loro, un sorriso mio, un abbraccio, dei consigli, uno scambio reciproco, che al di là di tutto aiuta la crescita della persona.

Tra le ragazze c’è chi ha scelto di vivere questo progetto di cohousing per fare un' esperienza di volontariato all’estero, come Rita che arriva dall’Ungheria:

"In Ungheria ho lavorato con un’associazione ungherese e ho fatto una simile esperienza e mi è piaciuta tanto. Per questo motivo ho deciso di andare all’estero. Lavorare con gli anziani è una buona e nuova esperienza per me. Faccio passeggiate con loro, preparo la merenda… Loro sono molto carine, è anche facile. E’ una bella esperienza veramente".