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Acnur: più rischioso per i migranti raggiungere l’Europa

Barconi di migranti soccorsi nel Mediterraneo, foto d'archivio - ANSA

Barconi di migranti soccorsi nel Mediterraneo, foto d'archivio - ANSA

Sono sempre maggiori i rischi che rifugiati e migranti devono affrontare per raggiungere l’Europa e la chiusura di alcune rotte, come quella dei Balcani occidentali, ha avuto come principale conseguenza il fatto che un numero crescente di persone si affidi ai trafficanti di esseri umani. Questa la fotografia che del fenomeno migratorio attuale fa il Rapporto dell’Alto Commissariato per i Rifugiato dell’Onu, Acnur, appena pubblicato.

Forte impatto della chiusura della rotta balcanica e le restrizioni alle frontiere
I dati, infatti, mettono in luce come le maggiori restrizioni introdotte nel 2016 alle frontiere europee abbiano avuto un impatto fortemente negativo – letto come incremento del rischio e del conseguente numero di morti – sugli spostamenti di migranti e rifugiati alla volta dell’Europa. Tra le motivazioni, certamente la chiusura della rotta balcanica e l’accordo tra Ue e Turchia, che hanno notevolmente diminuito gli arrivi in Grecia dal Mediterraneo centrale, ma anche le migliaia di persone che sono state respinte dalle autorità di confine in Bulgaria, Croazia, Grecia, Ungheria, Serbia, Spagna ed ex Repubblica Jugoslava di Macedonia – con diversi casi di violenze e abusi – con il chiaro obiettivo di scoraggiare ulteriori tentativi d’ingresso nei rispettivi Paesi.

Nel 2016 in Italia oltre 181mila arrivi
Per quanto riguarda l’Italia, secondo il Rapporto, sono 181.436 le persone che l’hanno raggiunta via mare nel 2016, circa il 90% a bordo di barconi salpati dalla Libia, tra i quali non mancavano neppure vittime della tratta e migranti in cerca di opportunità economiche. Le prime due nazionalità, infatti, sono quella nigeriana (21%) e quella eritrea (11%). Si registra, al tempo stesso, anche un numero crescente di minori non accompagnati: circa 25mila nel 2016, il 14% degli arrivi totali, con un incremento raddoppiato rispetto al 2015. Lo scorso anno ha anche il triste primato per il numero più alto di morti nel Mediterraneo mai registrato: oltre cinquemila, il 90% dei quali viaggiava lungo la rotta via mare diretta proprio in Italia. (R.B.)