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Musica e Chiesa, Bertoglio: sacerdoti valorizzino la musica

Il volume di Chiara Bertoglio - RV

Il volume di Chiara Bertoglio - RV

"Dobbiamo riflettere insieme sul ruolo della musica all’interno della liturgia e al di fuori di essa, un ruolo che non può essere solo confinato a quello di mero servizio del testo. Del logos fa parte anche la musica in sé in quanto espressione del divino". La pianista, musicologa e teologa Chiara Bertoglio, vincitrice del Premio Pontificie Accademie, torna a parlarci - nel prestigioso studio della Sala Assunta in Vaticano - del rapporto Musica e Chiesa, alla luce del Convegno in corso all'Augustinianum sul culto e la cultura a 50 anni dalla Musicam Sacram

Della musica e le Riforme religiose (sia protestanti che cattoliche) del Cinquecento, in prospettiva storica, teologica ed ecumenica, si è magistralmente occupata Chiara Bertoglio nel volume appena uscito "Reforming music" (De Gruyter, 2017). Tra un'esecuzione al pianoforte e l'altra, Chiara ci racconta aneddoti curiosi dell'epoca. Ci offre un assaggio del primo brano strumentale sacro composto da una donna e pubblicato, la primissima testimonianza del genio compositivo femminile e sottolinea quanto sia stato un talento straordinario che ha dato origine a capolavori non sempre valorizzati. Dall'esperienza delle donne anabbattiste a quella di monache a Ferrara che hanno dato vita ad un esperimento unico costituendo un'orchestra con cui spesso uscivano per tenere i concerti. "Forse le donne hanno visto la Riforma più come un’opportunità che come un’opposizione - precisa - e proprio attraverso il loro misticismo hanno mostrato che per dire l’ineffabile alle volte la musica aiuta".

Quanto la musica sacra è oggi capace di uscire dalle élite? "Io mi sono resa conto tante volte che quanto più la musica è veramente bella e ben fatta, tanto più essa parla quasi a dispetto della preparazione culturale delle persone. Una volta abbiamo fatto una scommessa: eseguire Bach in un istituto di pena minorile. Bah è considerato il compositore di musica classica più difficile. Eppure una ragazza reclusa è venuta a dirmi: lo sai che nel cortile dell’aria è fiorito il ciliegio? Era l’unica cosa bella in quel posto e però lei ha intuito che c’era qualcosa di bello in Bach e ha voluto restituirmi qualcosa di bello".

Nel libro è presentata la musica come era studiata dai teorici e dai filosofi umanisti e la musica che consolava e confortava i minatori. Ma come rendere i canti nelle parrocchie idonei alle celebrazioni eucaristiche? "C’è una urgenza in questo senso, in effetti. Si vede che l’uso di una musica, che si suppone dovrebbe piacere a tutti, non aiuta una maggior partecipazione alle celebrazioni eucaristiche. Forse una musica che solo piace e non è obbligatoriamente bella non è la più adatta per parlare del mistero. Io sono stata per esempio molto arricchita dall’esperienza nelle chiese anglicane dove non tutto deve essere cantato da tutti. Si può essere profondamente partecipi anche semplicemente ascoltando cantori di professione. Ovviamente questo va conciliato con il fatto di non dover tagliare nessuno". E chiosa: "Lo dico a titolo del tutto personale: mi piacerebbe tanto che nella formazione dei futuri sacerdoti ci fosse di più la valorizzazione dell’aspetto musicale". (www.chiarabertoglio.com)


(Antonella Palermo)