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Mons. Auza all'Onu: oltre 40 milioni le vittime della tratta

Sfollati sudanesi - AFP

Sfollati sudanesi - AFP

“La Santa Sede e la lotta contro il traffico di esseri umani”. E’ stato questo il tema sviluppato da mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, in occasione della conferenza inaugurale a New York, nei giorni scorsi, della nuova cattedra della Cassamarca Foundation su globalizzazione e migrazione presso la Fordham University.
 
Oltre 40 milioni le vittime della tratta nel mondo
Il fenomeno del traffico di esseri umani è impressionante. Le vittime della tratta - ha detto il presule ricordando alcune recenti stime - sono circa 40 milioni. E a questo popolo di persone ridotte in schiavitù - ha affermato mons. Auza - si aggiungono ogni anno più di tre milioni di persone. Quasi l’80 per cento delle vittime sono donne e bambini. La tratta - ha precisato - è un’industria che genera ogni anno profitti per oltre 32 miliardi di dollari all’anno.
 
Nessun Paese è immune
Gli enormi progressi scientifici possono far pensare che la schiavitù sia una pagina del passato. Ma quando esaminiamo la realtà – ha affermato il presule – restiamo scioccati di come questa piaga - declinata in tutte le sue moderne forme - sia ancora presente, anche se con modalità più sommerse rispetto al passato. Si tratta in realtà di un fenomeno in crescita ed alimentato da conflitti e da povertà estrema. Ed è un flagello che non conosce confini. Nessun Paese – ha osservato il presule – è immune.
 
Il traffico di esseri umani sfrutta anche i flussi migratori
La tratta è legata anche alle conseguenze negative della globalizzazione e ai flussi di migranti e di rifugiati. Soffermandosi in particolare su questo fenomeno, mons. Auza ha ricordato che, secondo stime riferite al 2015 delle Nazioni Unite, i migranti internazionali nel mondo sono oltre 250 milioni. Rispetto al 2000 – ha fatto notare il nunzio - si è registrato un incremento del 40%. Sempre nel 2015, più di 65 milioni di persone sono state sfollate a causa persecuzioni, conflitti e violenze. In questi dati si riflettono, spesso, le moderne forme di schiavitù e le sofferenze di milioni di persone indifese e vulnerabili.
 
La comunità internazionale elimini l’ignominia della tratta
Mons. Auza, ricordando che tra gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 c’è anche quello di adottare misure efficaci per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta degli esseri umani. La comunità internazionale - ha aggiunto - deve assicurare il proprio impegno per eliminare questa “ignominia”.
 
L’impegno della Chiesa contro il traffico di esseri umani
La Chiesa cattolica – ha ricordato inoltre mons. Auza - è fortemente impegnata per eliminare la piaga della tratta e, attraverso le proprie strutture, offre un prezioso contributo. I Pontefici hanno ripetutamente denunciato e condannato questo turpe traffico. Con le sue parole e azioni – ha detto il presule – Papa Francesco ha messo in chiaro che questa è una delle priorità del suo Pontificato. L’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu ha ricordato infine il discorso del Papa, il 25 settembre del 2015, rivolto ai membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Si deve aver cura – affermava il Santo Padre in quella occasione - che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli”. “Si devono prendere – aggiungeva – misure concrete e immediate”. (A cura di Amedeo Lomonaco)