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Addio a Thomas Starzl, padre dei trapianti di fegato

Thomas Starzl, iniziatore del trapianto di fegato  - ANSA

Thomas Starzl, iniziatore del trapianto di fegato - ANSA

Enorme cordoglio sta suscitando in tutto il mondo, non solo in ambito scientifico, la notizia della scomparsa di Thomas Starzl, 91 anni, chirurgo americano iniziatore dei trapianti di fegato. I suoi allievi italiani lo ricordano come un "eclettico scienziato" e un "maestro di vita" per intere generazioni di immunologi, epatologi, medici e chirurghi: grazie a lui, uno dei trapianti più difficili e delicati, come quello di fegato, è attuato oggi negli ospedali di tutto il mondo. Il servizio di Gabriella Ceraso:

"I trapianti di tessuti e di organi rappresentano una grande conquista della scienza medica e sono certamente un segno di speranza per tante persone”. Le parole del Papa emerito Benedetto XVI, nel lontano 2008, rievocano senza dubbio la figura di Thomas Starzl che alle conquiste della scienza ha senza dubbio contribuito in modo ineguagliabile. Poco noto rispetto a Barnard, pioniere dei trapianti cardiaci, Starzl nel 1963 effettuò il primo trapianto di fegato in un'epoca che i suoi allievi definiscono "preistorica". Tra loro c'è Umberto Cillo, presidente della Società italiana Trapianti di organo, che ne parla come un “gigante della medicina”:

“E’ il padre della trapiantologia moderna, non soltanto perché ha fatto il primo trapianto di fegato, ma anche perché ha avviato una serie di approfondimenti scientifici che hanno aperto aree di sviluppo nell’area dell’immunosoppressione, dell’immunologia, della preservazione d’organo addirittura in aree come le neuroscienze. Insomma, un eclettico scienziato che amava approfondire ma non rimanere soltanto un teorico, e portare a casa degli interventi considerati, appunto, non possibili”.

Chirurgo e scienziato, Starzl ha insegnato a tornare sempre alla ricerca, per migliorare la gestione delle patologie, delle complicanze, per migliorare le cure, e il paziente di tutto questo si rendeva conto. Ancora il dottor Cillo:

“Ogni paziente sapeva che dietro qualsiasi scelta clinica e terapeutica c’era un pensiero, un approfondimento, uno studio; questo è un messaggio per i giovani, per me, a quel tempo".

Starzl è dunque riuscito a trasformare il trapianto di fegato rendendolo accessibile e realizzabile in tanti ospedali del mondo con buone percentuali di riuscita, anche se resta, tra tutti trapianti, il più delicato e difficile. ”Progressi ne sono stati fatti dal 1963, ma restano le sfide”, così il professor Vincenzo Mazzaferro, anche lui allievo di Starzl e oggi primario di Chirurgia epato gastro-pancreatica e trapianto del fegato, all'Istituto dei Tumori di Milano:

“Il trapianto, di fatto, chiede risorse: risorse in organi donati che non sono assolutamente sufficienti rispetto al numero di pazienti che ne avrebbero bisogno: c’è una discrepanza di almeno quattro volte tra le persone che avrebbero bisogno di trapianto e quante possono ottenerlo. E rimangono aperti anche problemi di sviluppo delle tecnologie intorno al trapianto, che permettono di renderlo sempre più sicuro”.

Dunque servono più risorse, ma anche una maggiore "cultura del dono". Come diceva Benedetto XVI e dice la Chiesa, la "donazione di organi è una forma peculiare di testimonianza della carità":

“Il problema è quello di orientare, di indirizzare, spingere questo tipo di desiderio verso risultati virtuosi”.

Ma questa logica quanto e come viene considerata dai medici? Ancora Umberto Cillo, presidente della Società italiana trapianti:

“Il fascino della nostra professione è questo, che noi riusciamo a fare da catalizzatori di un passaggio, il più affascinante di tutta la medicina, che è qualcuno che salva qualcun altro attraverso l’operazione dei medici. Il più bel risultato è che ci sono ormai migliaia di pazienti all’anno e soprattutto i bambini. Mi creda, fare un intervento di questa complessità è ancora una 'magia', ma è una delle cose che gratifica di più nella nostra professione”.